Come altrimenti sfuggire a una incredibile frammentazione istituzionale in materia ambientale in un'area particolarmente ricca di natura e storia, speculare alla frammentazione fisica degli ambienti naturali? Fatta eccezione per il Parco del Delta del Po, in tutta la pianura regionale fin su a Piacenza continua a non esserci alcun Parco naturale. E allora dove se non qui, sull'asta storica del Navile fin contro Reno, dove non a caso è stato previsto uno dei SIC-ZPS più grandi? Rete ecologica, d'accordo, regole di gestione del SIC-ZPS, d'accordo, ma a tutt'oggi qui non c'è un centro di competenza trasparente e in grado di comunicare le ragioni della tutela.
Allora vogliamo osare in questo blog, a titolo puramente personale, senza voler coinvolgere nessuno un queste opinioni (veramente un paio di mandati fa qualcuna di queste idee circolò, poi vollero convincerci che i Parchi erano roba vecchia e pericolosa, tanto c'era il SIC-ZPS: come un Parco, ma senza dire alla gente che è un Parco, vuoi mettere?). Sbaglieremo certamente, ci correggeranno, ma intanto riproponiamo un Parco, anzi tre, a misura del livello di ambizione che si vuol mettere in campo.
1. L'ex-Risaia è l'unità minima omogenea di riferimento perchè ha una sua identità non ancora del tutto perduta: la tenuta Pizzardi; e una storia di più di un quarto di secolo di tutela: quella della nostra Oasi WWF. Stiamo parlando di una estensione tra i 500 e i 1500 ettari.
2. Il Navile "di campagna" (oltre il Bentivoglio) e le aree limitrofe, oltre a quello che già si sa, potrebbero essere il terreno di vera e nuova ricerca storica da programmare e condurre per anni (e da mostrare in fieri, non come giustificazione per iniziative effimere). Questo è anche, in gran parte, il territorio del già perimetrato SIC-ZPS che, com'è noto, è di oltre 3000 ettari. Certo, i gestori del SIC-ZPS (?) dovranno dialogare con i conservatori dei monumenti e della storia; ma sarà pur meglio un'alleanza nel nome della cultura che una strategia difensiva di guerriglia per difendersi dalla frammentazione con la frammentazione?
3. Vogliamo strafare? allora si potrebbe guardare anche oltre la confluenza del Navile col Reno, con la mappa dei siti Natura 2000 sottomano, per ritrovare lì il senso del Parco delle Bonifiche Bolognesi, inglobando almeno parti dei siti già individuati ed anche, com'è logico anche per ragioni gestionali, la Cassa Campotto e Valle Santa, opportunamente stralciata dall'attuale ruolo di 'Stazione' fuori mano del Parco del Delta del Po. Il quale, dal canto suo, dopo 20 anni dalla previsione legislativa della 394/91 e 10 anni dalla 'leale collaborazione' tra Stato, Regioni Veneto ed Emilia-Romagna, implicita nelle riforma costituzionale del 2001, meriterebbe finalmente di diventare Parco Nazionale per fare un salto di qualità nel tutelare uno degli ambienti più straordinari d'Europa.

In ogni caso, diventerebbe superfluo parlare di Parco Agricolo: è ovvio che in Pianura Padana qualsiasi parco è agricolo, litigheremo ma è ovvio che gli agricoltori e le loro organizzazioni devono essere tra i 'progettisti' e poi tra i gestori, ma qui i valori distintivi, quelli per cui vale la pena qui e non altrove di fare un Parco sono la natura e la storia, e anche gli agricoltori devono saper trarre beneficio da questo. Ma soprattutto un Parco è l'occasione per tutti, agricoltori, bonificatori, ambientalisti, di uscire dal proprio particulare e fare un salto di scala, di usufruire di uno snodo conoscitivo e informativo e di chiamare a raccolta le migliori risorse della ricerca, e abbiamo già detto che qui vicino di Università ce ne sono due se non tre, tra cui l'Alma mater studiorum: e una istituzione sufficientemente grande deputata alla tutela di un territorio particolare ci sembra il modo migliore di dialogare con la ricerca e l'istruzione superiore, per mantenere una visione dell'ambiente non limitata al proprio cortile.