Non sarebbe meglio un Parco vero?
By Giampaolo on Thursday 25 June 2009, 07:30 - Permalink
Il Programma regionale di cui abbiamo appena parlato è un atto
dovuto (previsto dalla legge regionale in materia, aggiornata nel 2005), che
tenta dignitosamente di tenere il filo delle vicende istitutive di aree
protette nella nostra Regione. Poichè tutti i salmi finiscono in gloria,
contiene in fondo il Programma Triennale degli Investimenti 2009-2010.
Sic! (che in questo caso non vuol dire Sito di Importanza
Comunitaria): e non è un errore, a pagina 80 in 7 righe si accenna a come
saranno utilizzate le eventuali risorse finanziarie per il 2011.
Ma qui vogliamo limitarci a parlare della nostra ex-risaia dove, a parte quel
poco che può fare il WWF (una goccia nel mare), non c'è ancora un coordinamento
degli interventi di tutela naturalistica (e vivaddio, culturale) quale quella
che potrebbe essere assicurata da un Parco vero, anche solo nella sua veste
progettuale, di promozione e comunicazione di valori piuttosto che decisionale
sugli usi del suolo.
Come altrimenti sfuggire a una incredibile frammentazione istituzionale in
materia ambientale in un'area particolarmente ricca di natura e storia,
speculare alla frammentazione fisica degli ambienti naturali? Fatta eccezione
per il Parco del Delta del Po, in tutta la pianura regionale fin su a Piacenza
continua a non esserci alcun Parco naturale. E allora dove se non qui,
sull'asta storica del Navile fin contro Reno, dove non a caso è stato previsto
uno dei SIC-ZPS più grandi? Rete ecologica, d'accordo, regole di gestione del
SIC-ZPS, d'accordo, ma a tutt'oggi qui non c'è un centro di competenza
trasparente e in grado di comunicare le ragioni della tutela.
Allora vogliamo osare in questo blog, a titolo puramente personale, senza voler
coinvolgere nessuno un queste opinioni (veramente un paio di mandati fa
qualcuna di queste idee circolò, poi vollero convincerci che i Parchi erano
roba vecchia e pericolosa, tanto c'era il SIC-ZPS: come un Parco, ma senza dire
alla gente che è un Parco, vuoi mettere?). Sbaglieremo certamente, ci
correggeranno, ma intanto riproponiamo un Parco, anzi tre, a misura del livello
di ambizione che si vuol mettere in campo.
1. L'ex-Risaia è l'unità minima omogenea di
riferimento perchè ha una sua identità non ancora del tutto perduta: la tenuta
Pizzardi; e una storia di più di un quarto di secolo di tutela: quella della
nostra Oasi WWF. Stiamo parlando di una estensione tra i 500 e i 1500
ettari.
2. Il Navile "di campagna" (oltre il
Bentivoglio) e le aree limitrofe, oltre a quello che già si sa, potrebbero
essere il terreno di vera e nuova ricerca storica da programmare e condurre per
anni (e da mostrare in fieri, non come giustificazione per iniziative
effimere). Questo è anche, in gran parte, il territorio del già perimetrato
SIC-ZPS che, com'è noto, è di oltre 3000 ettari. Certo, i gestori del SIC-ZPS
(?) dovranno dialogare con i conservatori dei monumenti e della storia; ma sarà
pur meglio un'alleanza nel nome della cultura che una strategia difensiva di
guerriglia per difendersi dalla frammentazione con la frammentazione?
3. Vogliamo strafare? allora si potrebbe guardare anche oltre
la confluenza del Navile col Reno, con la mappa dei siti Natura 2000 sottomano, per ritrovare lì il
senso del Parco delle Bonifiche Bolognesi, inglobando almeno
parti dei siti già individuati ed anche, com'è logico anche per ragioni
gestionali, la Cassa Campotto e Valle Santa, opportunamente stralciata
dall'attuale ruolo di 'Stazione' fuori mano del Parco del Delta del Po. Il
quale, dal canto suo, dopo 20 anni dalla previsione legislativa della 394/91 e
10 anni dalla 'leale collaborazione' tra Stato, Regioni Veneto ed
Emilia-Romagna, implicita nelle riforma costituzionale del 2001, meriterebbe
finalmente di diventare Parco Nazionale per fare un salto di qualità nel
tutelare uno degli ambienti più straordinari d'Europa.
In ogni caso, diventerebbe superfluo parlare di Parco Agricolo: è ovvio che in
Pianura Padana qualsiasi parco è agricolo, litigheremo ma è ovvio che gli
agricoltori e le loro organizzazioni devono essere tra i 'progettisti' e poi
tra i gestori, ma qui i valori distintivi, quelli per cui vale la pena qui e
non altrove di fare un Parco sono la natura e la storia, e anche gli
agricoltori devono saper trarre beneficio da questo. Ma soprattutto un Parco è
l'occasione per tutti, agricoltori, bonificatori, ambientalisti, di uscire dal
proprio particulare e fare un salto di scala, di usufruire di uno
snodo conoscitivo e informativo e di chiamare a raccolta le migliori risorse
della ricerca, e abbiamo già detto che qui vicino di Università ce ne sono due
se non tre, tra cui l'Alma mater studiorum: e una istituzione
sufficientemente grande deputata alla tutela di un territorio particolare ci
sembra il modo migliore di dialogare con la ricerca e l'istruzione superiore,
per mantenere una visione dell'ambiente non limitata al proprio cortile.