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Tuesday 12 January 2010

Perché studiare archeologia, nel XXI° secolo

Uno degli aspetti più affascinanti dell'archeologia come metodologia ... è che richiede sia studi umanistici che scientifici: l'archeologia ha bisogno di un insieme straordinariamente largo di conoscenze per tentare di comprendere la storia totale dell'umanità attraverso i suoi resti materiali. Sto scrivendo questa introduzione durante una ricerca sul campo ( ...nel sud della Giordania ...). Il gruppo di lavoro è un esempio della moderna archeologia interdisciplinare. Ci sono cinque archeologi dell'ambiente che stanno ricostruendo come sono cambiati il clima, le forme del suolo, la flora e la fauna negli ultimi 250.000 anni. Un etnoarcheologo sta studiando il popolo Beduino che vive nell'area oggi. Una squadra di ricognizione sta ricostruendo lo sviluppo dei sistemi insediativi dalla preistoria ad oggi mettendo in mappa le collezioni di artefatti di superficie e strutture in pietra. Altri archeologi sul campo stanno investigando i differenti tipi di sistemi di irrigazione (...) sviluppati qui dagli agricoltori negli ultimi 5000 anni, in parte utilizzando uno studio iniziale di archeologia aerea. Uno specialista di idraulica sta studiando le piogge e le alluvioni odierne per aiutare due archeologi che stanno modellando il funzionamento di diversi sistemi di irrigazione attraverso simulazioni al computer. Ci sono quattro specialisti dei reperti a classificare e datare gli artefatti che i ricercatori sul campo stanno raccogliendo, e prossimamente altri saranno impegnati in ricerche di laboratorio su alcuni di questi reperti. Gli effetti sul paesaggio, in termini di deforestazione, dell'attività di antichi coltivatori e pastori, sono studiati da due paleoecologi attraverso lo studio dei pollini fossili, dei carboni e dei gusci di lumachine, e la geochimica viene impiegata per ossa umane e animali, e resti di piante al fine di determinare in che misura gli antichi minatori inquinavano il loro ambiente e perfino il nostro. Diversi laboratori stanno datando carboni e sedimenti per noi. Uno storico del periodo classico sta esaminando le iscrizioni pertinenti e le sta integrando ad altre fonti documentarie note per l'area, e altri simili specialisti saranno coinvolti al momento opportuno per esaminare le evidenze pre-romane e islamiche. Le strutture principali saranno studiate da specialisti di architettura in termini di stile, cronologia e tecniche costruttive, e un altro studioso dovrà venire qui per studiare le numerose sculture in pietra che stiamo trovando.

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Friday 8 January 2010

Perché studiare archeologia?

Stavolta il titolo non è nostro, viene da molto lontano. Era l'oggetto della prolusione di uno dei protagonisti della cultura italiana del Novecento, Ranuccio Bianchi Bandinelli (1900-1975), all'atto di riassumere la cattedra di Archeologia e storia dell'arte antica all'Università di Firenze, il 13 novembre 1944. E' stata pubblicata nel 1979 col titolo A che serve la storia dell'arte antica? nella raccolta dei suoi scritti Archeologia e cultura. La sua biografia è abbastanza nota, ne riassumeremo solo alcuni tratti essenziali e nel prossimo post presenteremo la stessa domanda e una risposta a noi contemporanea, chi ci auguriamo di qualche interesse anche per chi si occupa della conservazione della natura di una porzione di territorio come la nostra.
Nato in una famiglia di antica nobiltà, possidente, Bianchi Bandinelli aveva scelto una vita di studi, come raccontò in Diario di un borghese. Negli anni Trenta divenne uno dei maggiori storici dell'arte greca e romana, nonostante l'indifferenza al regime e il fastidio che provava per l'uso che il fascismo faceva della 'romanità'. Fu comunque scelto suo malgrado per illustrare i monumenti romani a Hitler in visita in Italia nel 1938. Con l'entrata in guerra si avvicinò all'antifascismo, poi al Partito Comunista, al quale aderì. Dopo la liberazione fu per poco tempo Direttore delle Antichità e Belle Arti, che allora dipendevano dal Ministero della Pubblica Istruzione, poi tornò all'insegnamento e alla sua attività di studioso.

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Tuesday 5 January 2010

parco.ex-risaia.info

Questo blog ha quasi due anni di vita (un anno e dieci mesi, per la precisione). Pensiamo che sia riuscito a dare almeno un'idea del territorio bolognese di ex-risaia che si estende tra Bentivoglio e San Pietro in Casale e della necessità di mantenerlo come un'oasi di natura. Abbiamo anche parlato del paesaggio, perchè a partire da quello che si vede guardandosi intorno ci si possono fare tante domande, e ritrovare sempre nuovi motivi d'interesse per questi spazi aperti.
Questo blog è nato anche per comunicare il nostro modo di 'sentire' questo territorio, per il desiderio che fosse il più possibile condiviso, prima di tutto da chi ci vive intorno o vicino, poi da chi passa in fretta nei pressi, e magari anche da chi prima non lo conosceva. Sappiamo bene che da un surplus di attenzione possono anche derivare problemi per gli equilibri ambientali, come per esempio una pressione eccessiva o comportamenti non adeguati ad un ambiente delicato. Ma a 20 km. da una città-nodo come Bologna, problemi di eccessiva pressione sul'ambiente naturale ci sono e ci saranno comunque. Perciò, anche se la nostra è un'area piccola e vicina alla città, abbiamo insistito sul suo carattere di area protetta, quello che normalmente viene attribuito ai parchi naturali: perchè qui ci sono proprio i problemi tipici delle aree protette, e sappiamo bene che per le aree protette i sistemi per affrontarli ci sono: ci sarà anche della burocrazia, ma ci sono tante storie di successo e soprattutto c'è una cultura che sta crescendo, che non si affida solo ai burocrati e alle guardie (che purtroppo ci vogliono comunque, poco o tanto a seconda dei posti).
Questo carattere di area protetta un po' c'è già, abbiamo detto altre volte 'grazie al WWF': certo, non solo, e bisogna ringraziare anche tanti altri. Ma appunto, anche altri hanno capito, tanti ci hanno detto 'ma che belli questi posti, non l'avrei mai pensato, teniamoli così', e le risorse del WWF sono irrisorie rispetto a quello che servirebbe.
D'altra parte, per salire un gradino nella gerarchia delle aree protette (diciamo, per capirci, per fare un parco vero) la strada è talmente ardua che tutti ce la sconsigliano: le burocrazie delle aree protette sono roba da ridere in confronto a quelle che le accerchiano.
Perciò facciamo un altro esperimento nel mondo virtuale: chi ha avuto l'iniziativa e scritto quasi tutto questo blog resta un convinto sostenitore del WWF, ma a questo punto forse è venuto il momento di parlare dell'ex-risaia come di un parco (almeno virtuale, se non si può fare altro): cominciamo dal nome che leggete in alto. L'indirizzo web per ora non cambia (non correte a cambiare i segnalibri), se ci saranno novità avviseremo per tempo.
Perciò nel 2010 questo blog diventa in qualche modo l'organo ufficiale del parco che non c'è :-)
E' una scommessa rischiosa, si può generare confusione o perdere una parte di chi ci segue (a proposito, media di dicembre 47 accessi al giorno da IP differenti): d'altra parte, anche solo trovare il tempo di fare questo blog è di per sè una scommessa, tanto vale farla fino in fondo.

Friday 1 January 2010

2010, Anno Internazionale della Biodiversità

Quando alle Nazioni Unite si decise che il 2010 sarebbe stato l'Anno Internazionale della Biodiversità (IYB) si poteva ancora sperare di celebrare i successi nel raggiungimento dell'obiettivo (fissato a Johannesburg nel 2002) di un significativo rallentamento della perdita di biodiversità entro il 2010. In realtà quei successi sono pochini - come peraltro non è stato un successo l'appuntamento di Copenhagen sul da farsi a fronte dei cambiamenti climatici.

IYB-logo.jpg

Lo scopo di fondo delle iniziative programmate è quello di fare in modo che aumenti la consapevolezza pubblica dell'importanza della biodiversità e delle conseguenze della sua diminuzione; questo obiettivo diventa sempre più urgente.
Per iniziative così rilevanti le agenzie delle Nazioni Unite si coordinano tra di loro, con gli stati nazionali e con altri partner, in questo caso facendo riferimento operativo al Segretariato della Convenzione Internazionale per la Biodiversità. Anche se l'apertura ufficiale sarà l' 11 gennaio, è già pronto il sito web con l'appello del Segretario Generale delle Nazioni Unite e molte altre utili informazioni. E questa tematica approderà anche all'Assemblea Generale, in settembre, dopo essere passata in giugno per il G8 (o quello che ne rimane) e dopo aver raccolto, si spera, una vasta mobilitazione nella Giornata Internazionale per la Biodiversità, il prossimo 22 maggio.
Che altro dire? E' ancora fresca la delusione di Copenhagen, dai governanti non possiamo aspettarci granché. La perdita di biodiversità è sotto gli occhi di tutti, ci riguarda tutti, è un impoverimento reale. Ben vengano le iniziative ufficiali, i promemoria, gli studi scientifici, ma anche le iniziative locali e migliori stili di vita: i custodi della biodiversità siamo tutti noi, e l'importante è poi tradurre in buone pratiche la consapevolezza acquisita.

Tuesday 29 December 2009

Ci hanno ricambiato gli auguri

Il cartello e il paletto del del post precedente erano stati appena ripristinati, e lunedì mattina erano di nuovo in queste condizioni, all'inizio del sentiero il cartello metallico col panda "Qui la natura è protetta" buttato tra le canne.

Cartello20091228.jpg

Beh, di nuovo, Buon Anno a tutti, anche a chi ha la mente disturbata. E buon anno alla nostra gru che è tornata a farsi vedere il giorno di Santo Stefano, alla coppia di volpoche che sverna da noi, alle volpi, all'albanella reale e al falco pellegrino che domenica mattina al Casone volavano rasoterra vicinissimo agli spari, e insomma, a tutta la fauna dell'Oasi.

Thursday 24 December 2009

Altri piccoli vandalismi

Piccoli ma dannosi e preoccupanti per le sorti dell'Oasi.
Molti si chiedono perché non si completa il percorso pedonale lungo il Navile tra i due capanni. Per quel che ne sappiamo, fu tra le ipotesi valutate a suo tempo e rinviate a successive valutazioni, chiudendo intanto l'accesso oltre i capanni. Ora, in quest'angolo sud-est della vasca si è formato uno degli ambienti più intatti di tutta l'Oasi, intorno a un rudere di edificio che potrebbe ospitare (e forse lo fa già) la nidificazione di specie che sono diventate rare e hanno bisogno di tranquillità (per esempio rapaci notturni come gufi e barbagianni). D'altra parte è un angolo che si può tener d'occhio a distanza da entrambi i capanni con un binocolo, e almeno la popolazione di riva è a portata di teleobiettivo.

AngoloSudEst20091618_448.jpg

Senonché a qualcuno non basta, e almeno dal lato del capanno piccolo la rete metallica viene spesso trovata abbassata e il paletto che la sostiene divelto o spezzato. All'inizio abbiamo pensato a un fotografo poco responsabile alla ricerca di scatti ravvicinati esclusivi ...

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Tuesday 22 December 2009

Albanelle reali

Una delle presenze invernali più interessanti all'Oasi e nei dintorni è quella dell'Albanella reale (Circus cyaneus).
Nei giorni scorsi l'abbiamo vista varie volte in diversi punti dell'Oasi, tanto da farci pensare che ce ne fossero almeno un paio - non una coppia perchè non si trattava mai di un maschio adulto, che ha una livrea inconfondibile, grigio chiara con la punta delle ali nere. Come svernanti sono rare, cacciano su un'area vasta, perciò non potevamo essere sicuri che ce ne fosse più d'una finchè non ne abbiamo viste due insieme al casone del Partigiano.

AlbanellaR20091130sm.jpg

Come in molte specie di uccelli, il piumaggio dei giovani immaturi è simile a quello della femmina, ma in ogni caso si distingue abbastanza facilmente dal 'cugino' falco di palude (Circus aeruginosus) soprattutto per la fascia bianca superiore tra l'attaccatura delle ali e la coda, oltre che per altri caratteri (ali più corte e arrotondate, coda più lunga, colorazione). La tecnica di caccia è simile, ma l'albanella non ha una predilezione particolare per le paludi (che comunque frequenta) e plana a bassa quota sopra i campi in cerca delle sue prede. Anzi, a terra addirittura nidifica, e questa è la causa principale di un trend di lungo periodo di fortissima riduzione (e da noi sparizione come nidificante) col progredire dello sfruttamento agricolo dei suoli di pianura. Gli individui che vediamo sono in migrazione, oppure (come probabilmente nel nostro caso) giovani svernanti, vanno particolarmente protetti e disturbati il meno possibile.

P.S.: avevamo scritto quanto sopra prima della nevicata e prima che la temperatura scendesse a -16° di notte e -10° di giorno. Ma anche oggi, in un paesaggio siberiano, un'albanella reale proveniente dalla destra Navile (ripristini Gozzadina?) ha sorvolato le vasche congelate.

P.S. 2: E stamattina 23 dicembre tra il centro abitato di Bentivoglio e l'Oasi, per la prima volta in quest'inverno abbiamo visto anche il maschio adulto che finora mancava! Bellissimo, scivolava quasi mimetico sopra i campi innevati. Poco lontano avevamo appena inavvertitamente fatto alzare una femmina che si scaldava al sole lungo il Navile. Più tardi un'altra femmina (la stessa?) attraversava Via dell'Olmo passando sopra alle schermature pochi minuti dopo il passaggio di uno sparviere maschio, mentre la femmina di sparviere l'avevamo vista poco prima alla Gozzadina ...

Sunday 20 December 2009

Perché la storia

Due storici illustri viaggiavano nell'Europa settentrionale. Giunti a Stoccolma, il più giovane di essi domandò all'altro: "Da che cosa deve cominciare la nostra visita alla città, da quale monumento, da quale biblioteca?"
Lo storico più anziano rispose: "Mi pare che ci sia un Municipio nuovissimo, cominciamo di là". A questa risposta lo storico più giovane guardò meravigliato, e l'altro continuò: "Se fossi un antiquario, non avrei occhi che per le cose vecchie, ma sono uno storico. Ecco perchè amo la vita"

Questo episodio fu raccontato da Luigi Dal Pane (1903-1979) nel discorso di apertura del convegno su Le campagne emiliane dal Risorgimento ai giorni nostri, il 5 febbraio 1955: un convegno di storici ormai esso stesso storico, per quello che ne è venuto per la conoscenza del nostro territorio. Renato Zangheri ne curò gli atti, con la collaborazione di Carlo Poni. Tra i tanti frutti che nacquero in quella stagione di studi, ce n'è anche uno che ci riguarda direttamente: Un dibattito sulle risaie bolognesi agli inizi della Restaurazione, pubblicato da Zangheri nel 1960 e poi ripreso nel suo Agricoltura e contadini nella storia d'Italia del 1977.

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Friday 18 December 2009

Volpoche e rapaci

Al chiuso nei nostri ambienti a temperatura costante, facciamo fatica a renderci conto di quanto cambi il microclima e il paesaggio nel giro di poco tempo. Queste due foto sono state scattate a meno di venti ore di distanza. Mercoledì nella vasca della Morte e in parte di quella del Comune, e alla Mezzacasa, il ghiaccio è rimasto per tutto il giorno nonostante il sole, con anatidi concentrati nelle zone libere o sulle sponde. Poiane in sosta sugli alberi, gheppi in caccia a spirito santo, in bella vista in mezzo al ghiaccio la coppia di volpoche, che poi hanno pensato bene di volare tra i capanni.

2volpoca20091216.jpg Giovedì mattina un velo di neve copriva l'Oasi. Nella vasca ghiacciata a Nord di Via dell'Olmo, visibili solo poche folaghe e un falco di palude in caccia, mentre dalla vasca arginata arrivava il vociare di oche.

Ormai è inverno pieno: a breve si prevede abbondante neve, poi ancora freddo intenso. Intanto le stazioni ARPA più vicine (Mezzolara e Padulle) ci dicono che la temperatura resta sottozero da molte ore. C'è una stazione anche a Saletto, ma registra solo il livello del Navile e non la temperatura. Peccato, sarebbe utile combinare questo dato con le osservazioni visuali.

Monday 14 December 2009

L'universo, a te scoprirlo

Ci dispiace segnalarlo all'ultimo momento: martedì 15 pomeriggio e sera nell'Aula Absidale di Santa Lucia evento conclusivo delle manifestazioni bolognesi per l'Anno Internazionale dell'Astronomia 2009, con relazioni e una tavola rotonda.

Con la fine del 2009 stanno concludendo ovunque anche le celebrazioni per i 200 anni dalla nascita di Darwin (e i 150 anni da L'origine delle specie), ma diverse mostre sono ancora aperte e ormai sono un appuntamento annuale i Darwin Days che si tengono di solito in febbraio.

Se queste cose un po' vi interessano ma preferite la letteratura, c'è una novità libraria interessante, non fatevi ingannare dal titolo Piccolo atlante celeste: è una antologia di 25 racconti di astronomia di tutti i tempi, raccolti da due curatori che professionalmente si occupano di scienza, qui alle prese con un viaggio in cui si possono incontrare tra gli altri Primo Levi, Italo Calvino, Buzzati, Pirandello, Pontiggia, Giacomo Leopardi e ... Galileo Galilei. Anche lui letterato? Beh, sì, la sua prosa era molto elegante. Ed è di poche ore fa la notizia che tutti i suoi scritti sono disponibili online.

Sunday 13 December 2009

Prime gelate

Una volta lo si annotava sul Barbanera, poi sul calendario di Frate Indovino: a futura memoria, registriamo che quest'anno l'inverno vero e proprio è arrivato nella notte fra giovedì 10 e venerdì 11 dicembre, con la prima gelata consistente e i campi coperti di brina. Vasche gelate solo un po' ai bordi, presto libere ai primi raggi di sole.
BrinataPonte20091211.jpg Anche se in questa stagione l'accesso all'Oasi è un po' più disagevole, una visita vale la pena, perchè qui svernano molte specie di uccelli.
Lo svernamento in realtà è un fenomeno complesso, gli uccelli hanno le ali e non smettono di cercare posti adatti, tipicamente muovendosi nel raggio di alcuni km., che in casi particolari possono diventare anche alcune decine di km. Per esempio gli Svassi maggiori, che stanno quasi sempre in acqua e non si vedono quasi mai in volo, spariscono completamente quando il ghiaccio resta per molte ore al giorno (probabilmente arrivano al mare). Nei giorni scorsi abbiamo visto insolite concentrazioni e prove di volo dei giovani. Ce la faranno i più piccoli che ancora chiedono il pesciolino?

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Thursday 10 December 2009

People's Landscapes

Gru20091207bs.jpg (Foto di lunedì scorso 7 dicembre 2009)

Non vogliamo metterci a scrivere il blog in inglese, ma nel titolo di questo post riprendiamo un concorso internazionale di fotografia, riservato agli studenti dell'Università di Bologna, o delle altre consorziate in Uniscape, un network di 40 Università europee (per esempio anche Ferrara, Padova, Venezia entrambe, Pavia, Genova, Firenze, Viterbo, Urbino, Ancona, Camerino ...) particolarmente impegnate nel seguire l'applicazione della Convenzione Europea del Paesaggio.
Si tratta, ricordiamolo, di un trattato internazionale a cui l'Italia ha aderito (anzi, è stato firmato proprio a Firenze nel 2000), quindi legge dello Stato, particolarmente innovativo sia nella concezione del paesaggio come una determinata parte di territorio, cosi come è percepita dalle popolazioni, il cui carattere deriva dall'azione di fattori naturali e/o umani e dalle loro interrelazioni, sia per lo stabilire l'approccio a cui gli Stati firmatari si sono impegnati, introducendo concetti come le politiche per il paesaggio e le regole per arrivare, fissando obiettivi di qualità, alla salvaguardia, alla gestione e alla pianificazione dei paesaggi.
Si tratta di colmare, o almeno tentare di ridurre, la distanza tra i princìpi e quello che vediamo in giro. La fotografia di paesaggio certamente aiuta ad esprimere quello che non sempre si riesce a dire con le parole, e le oasi di natura sono, come andiamo dicendo da un po', una buona fonte di ispirazione.
Perciò, se siete studenti in una delle università del network e avete meno di 35 anni avete un po' di tempo per cercare lo scatto migliore, il bando (.pdf in inglese) scade il 1° marzo 2010.

Sunday 6 December 2009

La storia del clima: quella da scrivere

Forse non ve l'aspettavate, ma se avete seguito i post precedenti su questo argomento vi sarete accorti che fare La storia della pioggia e del bel tempo è assai più di una curiosità erudita, o di una competenza superspecializzata. Al contrario, impegna e spinge a confrontarsi studiosi diversi per formazione scientifica ed interessi, e ci introduce a problemi attualissimi, di cui in questi giorni sentiremo parlare in abbondanza.
E abbiamo solo voluto dare un'idea, scegliendo da chi farci guidare per capirne un po' di più. Ci sono tante altre fonti di conoscenza, dalle più semplici alle più complesse. Un ottimo sito web per approfondimenti è quello della Società Meteorologica Italiana presieduta da Luca Mercalli, dove si trovano anche indicazioni bibliografiche relative a opere recenti (nelle sezioni In Biblioteca e Meteoshop). Del sito specializzato del WWF Italia abbiamo già detto, da lì potrete anche essere aggiornati in tempo reale sull'andamento del COP15 di Copenhagen. Segnaliamo anche la pagina della LIPU da cui si possono scaricare alcuni sintetici documenti in .pdf con la posizione dell'associazione e di BirdLife International.
Ora per qualche giorno la storia lascia il campo alla cronaca, ma essere storici (o più modestamente, come abbiamo tentato di fare qui, praticare un approccio attraverso la storia) dovrebbe intanto aiutare a capire meglio quel che sta succedendo. E domani, con un certo distacco, a giudicare se il dicembre 2009 avrà meritato un posto di rilievo nella cronologia, oppure no.
A mo' di conclusione di questa mini serie vogliamo proporre un paio di considerazioni.

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Friday 4 December 2009

Al Casone del Partigiano c'è un tesoro!

Casone_s20091129.jpg E vale anche di più di un pentolino di monete d'oro!
Foto di domenica scorsa, 29 novembre 2009

Wednesday 2 December 2009

La nostra idea di parco

Pare proprio che non si possa più fare a meno di metter mano alla Legge-quadro 394/91 sui Parchi e le aree protette. In rete circolano addirittura analisi dettagliate a puntate (1 2 3) di una proposta di riforma attribuita al ministro competente, 'della quale ci è pervenuta una copia' dice la testata, lasciando aperto il dubbio se si tratti di un ballon d'essai, di una bufala o di una 'ordinaria' fuga di notizie.
I problemi sono molti e complessi, e d'altra parte vanno ben al di là della nostra piccola Oasi, anche se qui abbiamo scritto, e lo confermiamo, che saremmo molto contenti se qui ci fosse un parco. Può darsi che non sia il momento migliore per dirlo: è fuor di dubbio che il sistema delle aree protette sia in sofferenza, dopo il robusto impulso che diede quella legge. Le risorse sono poche, la pianificazione arranca, la gestione dà spesso l'impressione di non riuscire nemmeno a farsi riconoscere in mezzo alla moltitudine di soggetti che si occupano a vario titolo di 'governo del territorio': pensare che sia una nuova legge a risolvere questi problemi è quanto meno ingenuo. E poi, quale Parco, visto che non ce n'è uno uguale all'altro e qui da noi il territorio è costruito e il modo di vita è sostanzialmente urbano?
I parchi sono stati anche dei formidabili generatori di parole, perciò in quest'anno che si sta chiudendo abbiamo salutato con soddisfazione un brevissimo testo del professor Franco Pedrotti, dal titolo La mia idea di Parco pubblicato come editoriale ospite nel numero di Gennaio 2009 della rivista Oasis, diretta da Francesco Petretti.
Ci permettiamo di riproporne i passaggi essenziali (quasi tutto, in effetti):

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Monday 30 November 2009

La storia del clima. Pinna

Chi ci ha seguito fin qui potrebbe chiedersi a questo punto: ma di italiani, non ce ne sono? Di un accenno di Gambi abbiamo detto in un precedente post, tanti altri hanno fatto ricerche in qualche modo significative, qui stiamo parlando solo di opere generali. E comunque di queste almeno una c'è, la scrisse Mario Pinna, un geografo quasi coetaneo di Lucio Gambi ma da lui piuttosto lontano, come vedremo, morto qualche anno prima di lui.
Anzi, la scrisse due volte: prima nel 1984 proprio col titolo La storia del clima. Variazioni climatiche e rapporto clima uomo in età postglaciale, in un volume fuori commercio edito dalla Società Geografica Italiana che, sono parole dell'Autore, si rivolgeva essenzialmente a lettori umanisti, storici in primo luogo. Poi in un volume del 1995 per l'editore Franco Angeli: Le variazioni del clima. Dall'ultima grande glaciazione alle prospettive per il XXI secolo, più consono agli interessi dei naturalisti e dei geografi, e in particolare degli studiosi di geografia fisica. Il bello è che l'autore era professore ordinario di geografia economica ed era stato anche preside della Facoltà di Economia dell'Università di Pisa dal 1971 al 1974.
Diceva Gambi che le discipline non esistono ma esistono problemi, da trattare con tutti i mezzi di scienza a disposizione, e non c'è dubbio che le alterazioni climatiche siano in questo momento il problema dei problemi. E però chi ha avuto la ventura di essere cresciuto geografo si è trovato, in questo come in altri casi, proprio in mezzo al mare in tempesta. Gambi l'ha presa in un modo, Pinna in un altro.

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Friday 27 November 2009

L'allegra brigata


Capanno Piccolo, 8/11/2009
Una settimana dopo, il tarabusino.
E un'altra settimana dopo (lo scorso weekend), il porciglione e un gran numero di oche selvatiche e pavoncelle.
Cosa si vedrà in questo weekend?
Se venite da queste parti c'è anche l'inaugurazione della mostra su L'opera del Rubbiani a Bentivoglio, con visite guidate al palazzo Rosso.
Ah, dal sito di Federparchi potete scaricare il Libro Bianco Parchi e Cultura 2009.

Tuesday 24 November 2009

In cerca del paesaggio

AlberoCasone_s20091121.jpg Nell'ex-risaia è caduto anche l'ultimo rudere arboreo che era rimasto in mezzo al riquadro di terra tra il Casone del Partigiano e la strada asfaltata, poco lontano le cassette per le api sembrano oggetti surreali in questa spianata. Dall'altra parte, per esempio arrivando all'Oasi da Bologna via San Marino di Bentivoglio, la distruzione del paesaggio agrario prende un aspetto creativo con recinzioni stile villetta di periferia anni Cinquanta anteposte alle tradizionali case coloniche con stalla-fienile demolite, ricostruite (solo la casa) e trasformate in 'residenze esclusive': condomini con garage, 'mantenendo la forma dell'edificio', s'intende.
Vengono in mente le parole di uno dei maggiori geografi contemporanei, Gunnar Olsson, in un libro del 1991 (Linee senza ombre, Ed. Theoria) di lettura tutt'altro che facile:

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Sunday 22 November 2009

La storia del clima. Acot

Pascal Acot è un filosofo e storico della scienza francese. Ha scritto recentemente una Storia del clima (Donzelli, 2004). C'è da dire che la pubblicazione nel 2003 dell'edizione originale è precedente sia alle ultime opere di Le Roy Ladurie che a quelle di Fagan. Ma a parte questo, cos'ha di diverso questa dalle altre di cui abbiamo parlato?
Innanzitutto il target, come dicono gli esperti di marketing: se Ladurie scrive avendo in mente i suoi pari (la comunità degli storici, o quelli che aspirano a farne parte), e Fagan scrive per il pubblico più vasto possibile (compreso quello assuefatto alla fiction), Acot dà l'impressione di scrivere per i suoi studenti, quelli di un corso universitario ad hoc o degli ultimi anni di liceo. Da buon francese, rende omaggio al maestro Ladurie e ripercorre i temi di alcuni dei dibattiti stimolati dai suoi lavori, ma se ne discosta per impostazione generale, assai più caratteristica una formazione scientifica, oltre che per la periodizzazione, che va ancora più indietro di quella adottata dall'archeologo Fagan (o antropologo, come usa oltreoceano dove le due discipline sono assai più contigue che da noi).
Il sottotitolo originale francese è Du big bang aux catastrophes climatiques: praticamente una storia universale, con tutta una prima parte di vicende e spiegazioni geologiche, prima ancora che compaia l'Homo sapiens.

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Thursday 19 November 2009

La pavoncella gregaria di Manzolino ...

Su questo blog abbiamo già parlato del vicino SIC-ZPS di Manzolino-Tivoli, al confine tra le province di Bologna e Modena, dove tra l'altro hanno fatto nuovi lavori. In questi giorni il sito è al centro dell'attenzione dei birdwatchers, che vengono anche da lontano a vedere una Pavoncella gregaria (Vanellus gregarius, detta anche Chettusia gregaria) imbrancata con un gruppo di qualche centinaia delle più comuni pavoncelle (Vanellus vanellus).
La ragione di tanto interesse è che si tratta di uno degli uccelli più rari al mondo, compreso nella lista rossa delle specie più minacciate di estinzione.
gr-ar.jpg Cliccando sulla foto potete vedere la scheda sul sito di Birdlife international, mentre qui c'è la scheda (.pdf in inglese, 423 kB) tratta dall'Atlante dei Limicoli di Wetlands International. Nel 2007 c'è stata una bella notizia: la scoperta di un gruppo di 3200 individui in Turchia ha fatto rivedere le stime di popolazione residua, che resta comunque in condizioni critiche ed esposta a nuove minacce, come ricordano questo articolo del Guardian del marzo scorso e questa intervista video (in inglese) al responsabile del progetto di conservazione.
I rarissimi individui che si avvistano in Italia sono di solito aggregati, come in questo caso, a gruppi delle pavoncelle nostrane. Nella nostra oasi è stata osservata nel novembre di due anni fa, poi nella primavera del 2008 è stata vista a Manzolino, dove è tornata quest'anno. C'è anche un avvistamento del marzo di quest'anno al Centro Cicogne di Racconigi (CN). E' sempre la stessa? Chissà ...
Dall'osservatorio di Manzolino gli amici di Modena Birdwatching con i loro cannocchiali tengono sotto osservazione e documentano la lunga sosta di questi giorni.

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