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  <description>La natura tra Bentivoglio e San Pietro in Casale (Bologna, Italia)</description>
  <language>it</language>
  <pubDate>Wed, 10 Mar 2010 13:08:13 +0100</pubDate>
  <copyright>Pubblicato sotto Licenza Creative Commons</copyright>
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  <item>
    <title>Il Parco è ...</title>
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    <pubDate>Tue, 09 Mar 2010 12:00:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;A qualcuno dei lettori meno giovani il titolo di questo post ricorderà
qualcosa. Era &lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/docs/Ilparco.jpg&quot;&gt;il titolo di un convegno&lt;/a&gt;
organizzato dalla Regione Emilia-Romagna nel marzo del 1982 (ventotto anni fa!)
nel pieno del dibattito sui nuovi parchi che ormai sembrava inderogabile
istituire. In apertura, il Comitato per la Conservazione della Natura operante
dal 1977 aveva offerto le considerazioni scientifiche di base e illustrato le
principali opportunità in una ampia relazione presentata dal compianto prof.
Bagnaresi.&lt;br /&gt;
Ancora all'inizio degli anni Ottanta in Italia c'era poco più dei 4 Parchi
nazionali istituiti nell'anteguerra. Poi qui ci fu la legge regionale 11 del
1988, altre Regioni stavano facendo altrettanto, si rimediarono un paio di
Parchi Nazionali infilando commi nelle leggi finanziarie omnibus come usava
allora e infine ci fu la legge-quadro 394 alla fine del 1991: le Regioni non la
presero benissimo, poi prevalse la &lt;em&gt;leale collaborazione&lt;/em&gt; e attualmente
il sistema delle aree naturali protette ne conta centinaia, di diverso livello
e caratteristiche. Parallelamente cresceva il sistema europeo Natura 2000, con
procedure sistematiche di classificazione della biodiversità e individuazione
di ZPS e SIC (nei parchi esistenti e fuori), e domani ZSC (Zone Speciali di
Conservazione).&lt;br /&gt;
Sulla efficacia dell'azione di tutela dei Parchi esistenti ogni tanto viene
sollevato qualche dubbio, e anche su questo blog &lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2009/12/01/La-nostra-idea-di-parco&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;ci siamo sentiti di
avvertire&lt;/a&gt; che quella di Parco non è un'etichetta buona a tutti gli usi, ma
presuppone una priorità della conservazione della natura che non deve essere
messa in ombra da altre finalità. Anche se non tutto va bene, nel complesso
sembra proprio di partecipare a una storia di successo, con migliaia di persone
al lavoro e una rete di competenze in continua crescita. Anche i timori che al
suo insediamento aveva manifestato la attuale Ministro dell'Ambiente sembrano
rientrati, se è vero che per la sua Sicilia sta lavorando all'istituzione di
&lt;a href=&quot;http://www.parks.it/news/dettaglio.php?id=8178&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;quattro
nuovi parchi nazionali&lt;/a&gt; in un colpo solo.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Trent'anni fa ci preoccupavamo che i parchi naturali non fossero confusi con
i parchi urbani cittadini, non fossero cioè una gigantografia del verde
pubblico: un parco è molto di più, dicevamo, è la natura al lavoro, quanto più
possibile indisturbata.&lt;br /&gt;
Oggi abbiamo, più di ieri, la coscienza che di aree incontaminate non ce ne
sono, ci è più chiara la complessità degli ecosistemi in cui agiscono cicli di
breve, lungo e lunghissimo periodo. D'altra parte, la mobilità è aumentata e
con essa gli inquinanti e le specie aliene, il segnale satellitare arriva
dappertutto, presto la maggior parte dei telefonini avrà il GPS incorporato,
mentre le fotocarte del territorio sono già alla portata di tutti. La necessità
di gestione degli ambienti naturali è aumentata, e con essa si conferma, ci
pare, una delle ragioni fondamentali di esistenza dei parchi naturali anche in
un panorama in cui pure esistono nuove forme di tutela, come le regole di
Natura 2000: che tuttavia, ricordiamolo, è un programma che guarda alla foresta
(la biodiversità nel territorio dell'Unione Europea) piuttosto che agli alberi
(le aree protette), della cui cura si devono occupare le autorità nazionali e
locali entro il sistema di regole (e SIC e ZPS possono ben ricadere entro un
parco naturale).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Insomma, la necessità dei parchi naturali non va misurata oggi con i criteri
di 30 anni fa, ma non è venuta meno, anzi. Piuttosto, proprio il gradimento del
pubblico conferma che c'è una nuova realtà di cui tenere conto, oltre ai
classici problemi di controllo e indirizzo delle trasformazioni dell'ambiente e
del flusso di visitatori. Per esempio, spesso chi sceglie di visitare un parco
naturale può essere interessato anche a una esperienza non strettamente
naturalistica: di interpretazione del paesaggio e dei suoi mutamenti, oppure di
conoscenza della storia e dell'archeologia del territorio. E naturalmente non
solo i turisti, ma anche i residenti nei parchi e nelle immediate vicinanze
scoprono continuamente cose che non sapevano proprio per l'offerta di
conoscenze che si genera intorno a un'area protetta.&lt;br /&gt;
Una parte di queste problematiche si può ritrovare anche nel dibattito sui
&lt;em&gt;Parchi Archeologici&lt;/em&gt;, una categoria mai esattamente definita
normativamente, ma che esiste nella realtà con tante esperienze diversissime.
E' bene non fare confusione e mantenere la priorità ambientale (che spesso
tutela anche la risorsa archeologica), ma sia l'esperienza della pianificazione
territoriale dei parchi che quella della presentazione delle risorse del
territorio nei centri visita e con le diverse iniziative, ci dicono che si può
fare molto senza fare danni.&lt;br /&gt;
Ora vediamo che nella nostra provincia, dove in collina i parchi naturali non
mancano, è in programma un finanziamento per il Parco Archeologico di Monte
Bibele. Non può che farci piacere. E visto che qui in pianura abbiamo continue
conferme dell'importanza della concentrazione di risorse naturali e storiche
intorno al tratto di pianura del canale Navile, con tante opportunità di nuova
ricerca scientifica, naturalistica e storico-archeologica, ci aspettiamo che
presto sia riempita di contenuti la previsione del Parco del Navile.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>Capinera</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/03/06/Capinera</link>
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    <pubDate>Sat, 06 Mar 2010 11:00:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/Capinera20100303.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/Capinera448.jpg&quot; alt=&quot;Capinera448.jpg&quot; style=&quot;display:block; margin:0 auto;&quot; title=&quot;Capinera448.jpg, Mar 2010&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La capinera (&lt;em&gt;Sylvia atricapilla&lt;/em&gt;) è tra i piccoli uccelli più
conosciuti, soprattutto per il canto. Quando si ha l'opportunità di vederla
(queste foto sono di martedì scorso al Casone del Partigiano) si può scoprire
che non necessariamente ha il capo nero. In effetti, solo il maschio adulto fa
onore al suo nome, la femmina e i giovani (fino a tutto il 1° inverno) sono
come nella foto. In questa occasione non abbiamo sentito exploit canori di
questa specie, ma ormai la stagione è propizia. Nonostante la pioggia e una
possibile gelata di ritorno c'è grande agitazione tra le gemme che si stanno
aprendo (&lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/Lui20100302.jpg&quot;&gt;qui un luì
piccolo&lt;/a&gt;).&lt;br /&gt;
Il riconoscimento al canto è molto importante per censire i passeriformi. Non
tutti gli uccelli usano la voce allo stesso modo. Di solito si distingue il
&lt;em&gt;verso di contatto&lt;/em&gt; (p.es. il &lt;em&gt;Chiff-chaff&lt;/em&gt; dei luì, che peraltro
presenta già sottili differenze fra le diverse specie e sottospecie di questa
famiglia) dal &lt;em&gt;canto&lt;/em&gt; vero e proprio, di solito proprio dei maschi nella
stagione riproduttiva. A seconda della specie il canto può essere anch'esso
limitato a poche note, o molto elaborato e melodioso come appunto nel caso
della capinera, del merlo o dell'usignolo. Per di più alcune specie, anche
comuni come lo storno e la cannaiola verdognola, sono addirittura in grado di
imitare il canto di altri uccelli.&lt;br /&gt;
Come per la fotografia, per chi vuol diventare un esperto oggi la vita è più
facile di un tempo, esistono registratori digitali molto pratici a un prezzo
relativamente basso, raccolte di canti su CD, oltre a tante risorse sul web: ci
limitiamo a segnalare &lt;a href=&quot;http://www.ebnitalia.it/QB/QB004/birdsongs.htm&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;questo articolo introduttivo&lt;/a&gt; pubblicato tempo fa sui Quaderni
di Birdwatching a cura dalla associazione EBN Italia.&lt;br /&gt;
Intanto all'Oasi la migrazione è in corso: puntuali come orologi, il 1° marzo
&lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/MarzaioleCoppia20100301.jpg&quot;&gt;sono comparse le
marzaiole&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>Una terra salvata? Magari ...</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/03/03/Una-terra-salvata-Magari-...</link>
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    <pubDate>Wed, 03 Mar 2010 18:30:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/docs/LaTerraSalvata.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/docs/LaTerraSalvata230.jpg&quot; alt=&quot;LaTerraSalvata230.jpg&quot; style=&quot;float:left; margin: 0 1em 1em 0;&quot; title=&quot;LaTerraSalvata230.jpg, Mar 2010&quot; /&gt;&lt;/a&gt;Sono pochi i Comuni (specie piccoli o
medi) che hanno avuto la sensibilità di ricostruire la storia della propria
pianificazione territoriale attraverso i documenti. San Pietro in Casale lo ha
fatto con il libro &lt;strong&gt;La terra salvata&lt;/strong&gt;&lt;em&gt;. San Pietro in Casale
nello sviluppo metropolitano 1945-2007&lt;/em&gt;, e il risultato meriterebbe
certamente di essere più conosciuto di quanto lo consenta una edizione fuori
commercio, destinata a restare nel giro degli addetti ai lavori.&lt;br /&gt;
Chiariamo subito che lo scetticismo che traspare dal titolo di questo post non
riguarda la giustezza o meno della tesi che emerge (una terra salvata grazie
alle politiche urbanistiche e alla pratica della pianificazione territoriale).
Su questo la discussione è inevitabilmente lunga e complessa, qui diamo solo
qualche spunto ma alla fin fine siamo abbastanza d'accordo; del resto qualche
buona sensazione (o meno peggiore di altrove) la si ha anche solo passando da
queste parti. Il fatto è che come assicurazione per il futuro non basta, nessun
risultato del genere è conseguito una volta per tutte; e meno che mai ci si può
fidare di una &lt;em&gt;etnica&lt;/em&gt; saggezza della &lt;em&gt;gente di pianura&lt;/em&gt;: bisogna
continuare a lavorare sodo all'altezza dei problemi, non c'è alternativa.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;I problemi che più ci stanno a cuore li abbiamo segnalati più volte. Le
acque hanno disegnato questa terra e oggi sappiamo che per tenere i piedi
all'asciutto bisogna guardare a tutto il loro corso, dalla sorgente al mare; le
forzature hanno un costo, che non è solo quello che si paga subito. Comunque
siamo in perfetta pianura, non abbiamo il rischio geologico che minaccia mezza
Italia; quello sismico è limitato, come ci dice anche la storia, oltre al fatto
che il 'materasso' alluvionale su cui siamo appoggiati è un buon
ammortizzatore. Costruire è facile, e costa meno che altrove. Siamo, come
giustamente dice il sottotitolo di questo libro, dentro lo sviluppo
metropolitano: non è un male, anzi, ma una fonte di qualche preoccupazione
aggiuntiva, questo sì.&lt;br /&gt;
I problemi che ci preoccupano sono ben noti agli urbanisti come Mariangiola
Gallingani, l'autrice di questo lavoro, che ci sembra anche più importante di
un Piano. E tuttavia gli urbanisti, volenti o nolenti, continuano a spendere la
maggior parte del loro tempo intorno al problema fondativo della loro
disciplina, la crescita urbana. Anche se stiamo parlando di storia
contemporanea, non ci interessa qui ripercorrere la storia dell'urbanistica e
dei suoi molti mal di pancia; diciamo solo, di passaggio, che nel settore c'è
un certo fermento e ci sono anche belle idee, novità interessanti. Appena
proviamo a uscire dall'ambiente ristretto della teoria, ci accorgiamo però che
è ancora molto radicato un malinteso &lt;em&gt;senso comune&lt;/em&gt; che continua ad
identificare qualsiasi Piano con un 'piano di opere', pubbliche o private che
siano: e per questo non serve nemmeno disfarsi del vecchio nome Piano
Regolatore a beneficio del nuovo Piano Strutturale. I piani continuano a
rinnovarsi prima di tutto 'perché sono esauriti', e solo secondariamente perché
qualcosa è cambiato nella combinazione dei fattori da cui dipendono le
trasformazioni territoriali che si propongono di regolare.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;D'altra parte, (quasi) nessuno più pensa che l'urbanistica, neppure
allargata a pianificazione territoriale, sia &lt;em&gt;di per sé&lt;/em&gt; un deterrente.
Il problema dei problemi, anzi il dramma italiano degli ultimi due-tre decenni,
una frammentazione e un consumo di suolo a una velocità senza precedenti, è
avvenuto per buona parte in vigenza di regolari strumenti urbanistici, seppure
con qualche &lt;em&gt;aiutino&lt;/em&gt; come sanatorie e deroghe legislative. Queste
spesso sono motivate dal fatto che le normative vigenti sarebbero &lt;em&gt;troppo
complesse&lt;/em&gt;, la stessa ragione per cui si è inventato addirittura un
Ministero per la Semplificazione Normativa: quando la pratica della
semplificazione dovrebbe essere come la manutenzione, qualcosa da fare sempre.
Anche la pianificazione territoriale dovrebbe essere qualcosa di ordinario e
continuativo, seppur con la sua propria tempistica e i suoi propri cicli, e
questo libro ci presenta un buon caso di studio.&lt;br /&gt;
Di fronte al quale tuttavia molti si riconosceranno a fatica: é un problema
della narrazione (ovvero, sono proprio questi i nodi interpretativi della
storia recente del nostro territorio?) o è un problema della pianificazione?
Potrebbe essere anche solo un problema del lettore, ma ci sembra innegabile che
&lt;em&gt;la pianificazione&lt;/em&gt; abbia avuto e continui ad avere qualche problema a
farsi capire da un cittadino pur volonteroso e paziente, e questa ci sembra una
&lt;em&gt;invariante&lt;/em&gt; (per dirla alla moda degli urbanisti) ancora più robusta
della &lt;em&gt;coerenza di uno stile di governo&lt;/em&gt; che nelle ultime pagine di
questo libro si offre come chiave interpretativa:&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;E' grazie a questa coerenza che oggi&lt;/em&gt; (2007) &lt;em&gt;e, per quanto si
può prevedere, nel futuro non solo prossimo, il territorio di questo Comune
concilia il consolidamento di un ruolo privilegiato di 'polo di sviluppo
esterno' del territorio metropolitano con la conservazione palpabile del
paesaggio agricolo della Pianura, cui è consegnata la memoria dell'identità
trascorsa, messo al riparo per tempo dall'eventualità di alterazioni
irreversibili.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Al paesaggio agricolo della pianura noi affideremmo obiettivi anche più
ambiziosi: non solo la conservazione della memoria, che va benissimo, ma anche
un po' di futuro, che non si pensi sia riservato alle espansioni urbane e ai
tecnopoli. La storia raccontata qui arriva ai documenti preparatori del primo
piano strutturale intercomunale (che comprende anche Bentivoglio). Da un'altra
parte sul web vediamo che &lt;a href=&quot;http://www.suapnet.it/psc/Home.asp&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;sulla cartografia di piano&lt;/a&gt;, sulla parte est del territorio di
questo Comune compare l'indicazione 'Parco Navile'. Bene, speriamo bene.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>L'Ora della Terra</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/02/26/L-Ora-della-Terra</link>
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    <pubDate>Mon, 01 Mar 2010 10:45:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.wwf.it/oradellaterra/&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/docs/LogoOra_dellaTerra448.jpg&quot; alt=&quot;LogoOra_dellaTerra448.jpg&quot; style=&quot;display:block; margin:0 auto;&quot; title=&quot;LogoOra_dellaTerra448.jpg, Feb 2010&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Dopo l'esito deludente del vertice di Copenhagen, continuiamo a chiedere
obiettivi concreti e davvero consistenti di riduzione delle emissioni di gas
serra. Per il terzo anno consecutivo, il &lt;strong&gt;27 marzo dalle 20,30&lt;/strong&gt;
tutto il pianeta si spegnerà per un'ora nel grande evento mondiale organizzato
dal WWF: l'ora della Terra. Milioni di persone, anche quest'anno, spegneranno
le luci per chiedere di essere ascoltati. Dalla risposta dei leader mondiali
dipende il destino di tutta l'umanità.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>Partenze e arrivi</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/02/26/Partenze-e-arrivi</link>
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    <pubDate>Fri, 26 Feb 2010 11:00:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;All'Oasi in questi giorni c'è molta agitazione, specie quando il sole
comincia a scaldare un po' l'aria. Gli svernanti se ne vanno, i nidificanti si
stanno già dando da fare, cominciano a vedersi limicoli di passo. E' già
partito il grosso delle oche selvatiche; quest'inverno si sono attestate
mediamente tra le 400 e le 500, un po' meno del picco registrato l'anno scorso
ma con una presenza costante, anche notturna.&lt;br /&gt;
L'&lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2009/03/31/Cicogne-comportamenti-in-evoluzione&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;anno scorso in questi giorni&lt;/a&gt; vedemmo per l'ultima volta dell'inverno
la cicogna nera; quest'inverno è tornata, si è vista saltuariamente; siamo
quasi certi che sia lo stesso individuo che sverna in zona da cinque anni,
anche se ora si muove in un'areale più vasto. Invece si è vista con continuità
la giovane gru, che ormai dà segni di impazienza.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/Gru20100225f.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/Gru20100225p.jpg&quot; alt=&quot;Gru20100225p.jpg&quot; style=&quot;display:block; margin:0 auto;&quot; title=&quot;Gru20100225p.jpg, Feb 2010&quot; /&gt;&lt;/a&gt; Ieri
mattina era sull'isola in fondo alla vasca della Morte, si è schiarita la voce
ed è partita in volo sopra le vasche, avanti e indietro per poi iniziare larghi
cerchi sopra i campi; la termica non era sufficiente a sostenerla, doveva
battere le ali, è salita solo un po' poi si è lasciata scivolare di nuovo verso
Sud; ma da un giorno all'altro potremmo non trovarla più. Ai bordi della vasca
c'erano anche &lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/Cicogne20100225.jpg&quot;&gt;due cicogne
bianche&lt;/a&gt;, di quelle che hanno già occupato di nuovo i nidi intorno alla
Rizza.&lt;br /&gt;
Vicino al capanno piccolo la coppia di cigni reali sembra interessata al posto
dove fece il nido due anni fa, e anche una coppia di svassi in livrea non
ancora perfetta accenna i primi riti del corteggiamento. I primi limicoli sono
alcune avocette in più che si sono aggregate al gruppo svernante, portando la
consistenza attuale oltre i 40 individui, e alcuni beccaccini; ma pittime,
combattenti e altri limicoli di passo sono già segnalati poco lontano da
qui.&lt;br /&gt;
Una curiosità di questi giorni è la livrea riproduttiva dei cormorani, più
marcata in alcuni individui che mostrano un piumaggio bianco anche sul collo.
&lt;img src=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/Cormorani20100225p.jpg&quot; alt=&quot;Cormorani20100225p.jpg&quot; style=&quot;display:block; margin:0 auto;&quot; title=&quot;Cormorani20100225p.jpg, Feb 2010&quot; /&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>Il nucleare di Obama</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/02/23/Il-nucleare-di-Obama</link>
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    <pubDate>Tue, 23 Feb 2010 11:30:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Anche negli Stati Uniti le contraddizioni non mancano. Mentre la
municipalità di New York, a guida repubblicana, promuove il risparmio
energetico dando l'impressione di rincorrere il programma &lt;em&gt;verde&lt;/em&gt; con
cui Obama si era presentato all'America, questi si butta dall'altra parte
riavviando &lt;a href=&quot;http://www.corriere.it/esteri/10_febbraio_16/obama-ok-centrali_a14483e4-1b33-11df-af4a-00144f02aabe.shtml&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;la costruzione di centrali nucleari&lt;/a&gt; che era ferma da 30 anni;
per ora con due reattori nello stesso sito, costosissimi.&lt;br /&gt;
Ovviamente la notizia dà fiato a quei pochi ma potenti che le vogliono anche in
Italia (purché lontane da casa propria), ma forse è il caso di ricordare
qualche differenza di geografia (fisica e umana): gli Stati Uniti hanno una
popolazione 5 volte maggiore dell'Italia, ma su un territorio oltre 30 volte
maggiore: nel quale è enormemente più facile, quindi, trovare siti (per
l'impianto e per le scorie) abbastanza lontani dalle case e con un profilo
geologico che dia un minimo di garanzie, e lo stesso dicasi dei
&lt;strong&gt;percorsi&lt;/strong&gt; per il combustibile e le scorie.&lt;br /&gt;
A proposito della scelta di Obama, occorre anche considerare che la politica
americana mette sempre al centro la politica estera e il ruolo degli USA nel
mondo. Nel nucleare distinguere gli sviluppi civili da quelli militari è
difficilissimo, anche tecnicamente: se è vero per l'Iran, è vero anche per
tutti gli altri.&lt;br /&gt;
E infine c'è da notare la motivazione che ha dato il presidente USA: il
nucleare, rispetto al carbone, consente di &lt;strong&gt;tagliare i gas
serra&lt;/strong&gt;. Già, ma a che prezzo e con quali alternative? In ogni caso,
almeno si conferma che il riscaldamento climatico è un problema, dopo le
sottovalutazioni del passato e con i negazionisti alla ricerca di nuovi
pretesti.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;In compenso in Germania il governo Merkel rallenta la dismissione delle
centrali nucleari attive ma conferma che abbandonerà il nucleare al più tardi
entro il 2030, quando prevede di produrre il 40% del fabbisogno di energia con
fonti rinnovabili (e là c'è meno sole che da noi ...)&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>Brucia calorie, non elettricità</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/02/05/Brucia-calorie%2C-non-elettricit%C3%A0</link>
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    <pubDate>Sat, 20 Feb 2010 14:00:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://urbanomnibus.net/2010/02/active-design-guidelines-a-new-definition-for-sustainable-cities/&quot;&gt;
&lt;img src=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/docs/BruciaCalorie.jpg&quot; alt=&quot;BruciaCalorie.jpg&quot; style=&quot;display:block; margin:0 auto;&quot; title=&quot;BruciaCalorie.jpg, Feb 2010&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il manifesto riprodotto qui sopra sarà affisso per le strade di New York
come parte di una campagna per incoraggiare l'attività fisica e combattere
l'&lt;strong&gt;obesità&lt;/strong&gt;, che là viene definita &lt;em&gt;l'epidemia a più rapida
diffusione del nostro tempo&lt;/em&gt;. D'altra parte sono noti gli enormi consumi
energetici degli USA, in particolare nelle aree urbane fitte di quei
dispendiosissimi villaggi verticali che sono i grattacieli (ci ricordiamo al
proposito un bel servizio TV di Alberto Angela).&lt;br /&gt;
Certo, nel mondo sono molti di più quelli che hanno il problema opposto ... ma
visto che anche noi ci stiamo americanizzando velocemente, non è male guardare
ogni tanto cosa viene di là. Piccole cose, forse, come il fatto che la
municipalità stia diffondendo un manuale chiamato &lt;strong&gt;Active Design
Guidelines&lt;/strong&gt;, per creare edifici, strade e spazi urbani più sani. La
recensione sul sito della associazione di architetti di New York (a cui rimanda
il link della figura qui sopra) dice che questo manuale colpisce per le sue
caratteristiche di buon senso: niente di nuovo, di particolarmente radicale,
tutte cose che a un professionista possono sembrare ovvie ma che anche là non
si fanno, e lo si può vedere guardandosi intorno. E infatti cercano &lt;em&gt;una
nuova definizione di città sostenibili&lt;/em&gt;. Forse anche là, come qui, i
professionisti non sono cercati per capire meglio, per riflettere sul senso di
quello si sta facendo, ma per abbellire a cose fatte, per stupire, per evadere
dalla realtà.&lt;br /&gt;
Se la mettiamo sul piano della salute, qui avremmo ancora un po' di margini per
fare prevenzione &lt;a href=&quot;http://www.repubblica.it/sport/2010/02/03/foto/corsa_empire-2172791/1/&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;senza americanate&lt;/a&gt;.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>Un corso per riconoscere gli uccelli acquatici</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/02/17/Un-corso-per-riconoscere-gli-uccelli-acquatici</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:c0acf6b68ccd48bae635eedab00dda88</guid>
    <pubDate>Wed, 17 Feb 2010 12:45:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/_P1L7445c_PTaranto.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/Alzavole20100128.jpg&quot; alt=&quot;Alzavole20100128.jpg&quot; style=&quot;display:block; margin:0 auto;&quot; title=&quot;Alzavole20100128.jpg, Feb 2010&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Le riconoscete? Sono alzavole, fotografate all'Oasi da Paolo Taranto una
ventina di giorni fa. Non sempre è altrettanto facile riconoscere una specie
dall'altra, specie &lt;em&gt;al volo&lt;/em&gt;, e ancor meno facile è stimarne il numero
da un fugace passaggio. Eppure, se si vuole che le proprie rilevazioni siano
utili anche ad altri bisogna essere precisi - ci sono piccoli 'trucchi', e può
anche essere anche divertente.&lt;br /&gt;
La finalità scientifica è comunque lo scopo principale del &lt;strong&gt;Corso per
Censitori di Uccelli Acquatici&lt;/strong&gt; organizzato dall'Associazione degli
Ornitologi dell'Emilia-Romagna. Non si tratta quindi di un corso generico di
birdwatching, è necessario un minimo di preparazione di base, che però sarà
rinsaldata da lezioni teoriche e allenata anche con esercitazioni, in cinque
serate che per la Provincia di Bologna si tengono proprio da noi alla Rizza, a
partire dal prossimo &lt;strong&gt;24 febbraio&lt;/strong&gt;. Sulla &lt;a href=&quot;http://www.asoer.org/site/modules/news/article.php?storyid=24&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;pagina dell'Associazione&lt;/a&gt; ci sono tutti i riferimenti per chi è
interessato a partecipare, e le altre sedi in cui si tiene. Il corso è gratuito
per i soci AsOER e per il personale delle pubbliche amministrazioni che
collabora alle rilevazioni, mentre agli altri partecipanti si richiede un
contributo di 30€.&lt;br /&gt;
Il corso è preparatorio alla prova di abilitazione (presso l'ISPRA) ai
censimenti IWC. Come &lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/01/17/IWC-Censimento-Internazionale-degli-Uccelli-Acquatici&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;abbiamo spiegato qui&lt;/a&gt;, questi censimenti invernali sono una
iniziativa internazionale per cui è necessaria la verifica di una conoscenza
adeguata - ma l'abilità che si acquisisce può tornare utile in altre occasioni:
per esempio il censimento mensile all'Oasi (&lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/groups/oasibentivoglio/discuss/72157623431737144/&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;qui quello di febbraio&lt;/a&gt;), che disponendo di un numero
sufficiente di rilevatori qualificati si potrebbe rendere più frequente nelle
aree più importanti, integrandosi con quello mensile che è stato per molti il
&lt;em&gt;battesimo del birdwatching&lt;/em&gt;.&lt;br /&gt;
Intanto segnaliamo che nella pagina dei &lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/pages/Documenti&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Documenti&lt;/a&gt; la &lt;strong&gt;Check-list degli uccelli dell'Oasi&lt;/strong&gt; è
stata aggiornata all'inizio di Febbraio 2010 a cura di Dante Bonazzi.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>Le tigri di Sumatra e i gatti del Casone</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/02/14/Le-tigri-di-Sumatra-e-i-gatti-del-Casone</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:b694c11a0a109e93c33247c1ae1dcee3</guid>
    <pubDate>Sun, 14 Feb 2010 09:00:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;Oggi 14 febbraio per il calendario cinese comincia l'Anno della Tigre, e il
WWF ha scelto proprio questo giorno per &lt;a href=&quot;http://www.wwf.it/client/render.aspx?content=0&amp;amp;root=853&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;lanciare una nuova campagna&lt;/a&gt; di sensibilizzazione e raccolta fondi per
salvare dall'estinzione questo splendido animale, uno dei più minacciati del
pianeta: campagne come questa sono la principale ragione di esistenza del WWF,
e sul sito potete trovare informazioni dettagliate. &lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/CasoneInverno2009-10.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/Gattigre.jpg&quot; alt=&quot;Gattigre.jpg&quot; style=&quot;display:block; margin:0 auto;&quot; title=&quot;Gattigre.jpg, Feb 2010&quot; /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;em&gt;Fonte: &lt;a href=&quot;http://caturday.tumblr.com&quot; hreflang=&quot;en&quot;&gt;http://caturday.tumblr.com&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
Ci sarà certamente occasione di riparlarne, ma intanto spendiamo due parole
sulle beghe locali, che nei giorni scorsi si sono riaccese intorno alla
questione dei gatti del Casone. E' una &lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2009/GattiAlCasone200910.jpg&quot;&gt;comunità felina&lt;/a&gt; che c'è sempre
stata, più o meno numerosa: ora sono cresciuti fino a oltre una decina.
Facevano compagnia a chi veniva a fare un po' di manutenzione o anche solo a
fare un giro da queste parti: anzi, per anziani e non, arrivare al Casone per
&lt;em&gt;andare a trovare i gatti&lt;/em&gt;, magari con qualche avanzo di cibo, era (ed
è) una scusa per muoversi un po' e fare un giro in campagna, e al tempo stesso
dare un'occhiata a quello che succede intorno a questo posto isolato.&lt;br /&gt;
Non che corrano il rischio di morire di fame, anzi, semmai la loro salute è
minacciata dall'eccesso di croccantini che alcuni loro affezionati amici
portano tutti i giorni, con qualsiasi tempo. Il rischio più grosso che corrono
è quello di essere sbaraccati da qui, dove stanno benissimo, perché, come si è
detto anche per i gatti della Rizza, sarebbero &lt;em&gt;una minaccia per la fauna
selvatica&lt;/em&gt; di questo pezzo di pianura padana, neanche fossimo nella giungla
di Sumatra. Vediamo un po' meglio.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Per quanto riguarda la fauna selvatica &lt;strong&gt;vera&lt;/strong&gt;, in particolare
passeriformi, la macchia alberata del Casone è effettivamente un ambiente
interessante, soprattutto per specie in migrazione: anche in questi giorni,
appena sbuca un po' di sole, dalle cime degli alberi arriva un concerto di
canti. E' sufficiente stare un po' qui a osservare per farsi un'idea della
&lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/GattiCasone20100111b.jpg&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;consistenza
della minaccia&lt;/a&gt;: una tantum può anche succedere che un nidiaceo venga
catturato, è vero che il gatto ha un istinto predatore, ma certamente in
proporzione minima e in percentuali irrisorie perfino rispetto ad altre
predazioni (p.es. una mattina del mese scorso, mentre un pettirosso saltellava
in giro facendosi beffe dei gatti, uno sparviere è piombato in mezzo ai
fringuelli ed è ripartito con la preda). Certo, se si decide di inanellare
proprio qui e di aprire le reti dove per un po' rimangono intrappolati gli
uccelli, perfino i nostri gatti con la pancia piena saranno invogliati a
servirsi come su un piatto d'argento.&lt;br /&gt;
Perché si dovrebbe inanellare proprio qui (e nel 'boschetto' dietro la Rizza)?
Quando, solo per restare nell'Oasi ci sono almeno &lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/AreeInanellamento.jpg&quot;&gt;altri due ambienti&lt;/a&gt; ricchi di
passeriformi dove i gatti sono accidentali più degli uccelli sulla rotta per la
Scandinavia? Non conosciamo una risposta soddisfacente, e in ogni caso è un
classico conflitto fra usi del sito diversi, di quelli che dove ci sono i
Parchi si affrontano con metodo valutando se e come si possono comporre.&lt;br /&gt;
Si dice anche che questi tredici gattoni sarebbero &lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/FaunaSelvatica.jpg&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;una minaccia per
l'economia agricola&lt;/a&gt; circostante perché possono andare in giro a cibarsi di
piccoli di fagiano e pure di lepre! Ancora una volta, sulla consistenza
effettiva di questa minaccia ognuno può farsi un'idea pensando con la propria
testa e venendo a vedere di cosa stiamo parlando, però a questo punto non
possiamo fare a meno di chiederci quanto è lungimirante la produzione di lepri
e fagiani (da vendere ai cacciatori per i &lt;em&gt;ripopolamenti&lt;/em&gt;) in un'area di
cui si sbandiera, quando fa comodo, la vocazione ambientale.&lt;br /&gt;
Perché il problema vero non sono i gatti, non lo sono mai stati, ma cosa si fa
di quest'area, e se veramente la si mette al centro di percorsi e iniziative
ambientali studiandone bene in anticipo tutte le modalità e portandole a
conoscenza in modo trasparente, oggi che è possibile. Ammesso che lo si voglia
fare veramente (la storia di questi ultimi anni consente qualche dubbio),
cominciare spostando i gatti è come costruire un edificio cominciando a
occuparsi della forma del comignolo.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>Agricoltura, il tempo delle scelte</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/02/11/Agricoltura%2C-il-tempo-delle-scelte</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:446fd6defe1c4864491bd9abddfeabb3</guid>
    <pubDate>Thu, 11 Feb 2010 20:15:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;Il 2010 non è solo l'Anno Internazionale della Biodiversità: in Europa sarà
anche l'anno in cui bisognerà cominciare a mettere sulla carta il futuro della
Politica Agricola Comune, che è scritta solo fino al 2013.&lt;br /&gt;
Quasi vent'anni fa, un professore di Bologna iniziava proprio con l'agricoltura
le sue lezioni di economia per tutti, prima in TV poi in un agile libretto
intitolato &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Il tempo delle scelte&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, e nelle prime
pagine scriveva:&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Quasi due terzi di tutto il bilancio comunitario sono sempre stati
destinati a sostegno dei prezzi agricoli, ai sussidi agli agricoltori, cioè
quella che chiamiamo la Politica Agricola Comune (PAC) ... le risorse ... del
bilancio comunitario, ammontano ancora oggi&lt;/em&gt; (1991) &lt;em&gt;al 51%
circa.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Tutto il resto del bilancio europeo, tutto il resto delle spese - e cioè
politica della ricerca, politica regionale, politica sociale, politica dei
trasporti ecc. - assorbe solo una minoranza delle risorse complessive. Si
potrebbe dire scherzosamente che la CEE è oggi come una &amp;quot;grande mucca&amp;quot;, perchè
tutto è agricoltura. Naturalmente qui nascono i problemi, perché gli
agricoltori in Europa non sono tutti uguali ...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
E neanche in Italia, se è per quello ...&lt;br /&gt;
Il seguito della storia è noto:&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;il tempo delle scelte in Italia non è mai arrivato, non stiamo a dire
perché, ma il professor Romano Prodi era stato talmente convincente da essere
chiamato a pascolare la grande mucca come presidente della Commissione Europea,
in un momento di grandi cambiamenti, guidando complessi e difficili negoziati
per adeguare il bilancio comunitario a quello che era diventata l'Europa, e a
quello che stava diventando l'Europa allargata. Per esempio, solo per restare
all'agricoltura, da un lato i nuovi membri dell'Unione Europea premevano perché
la loro agricoltura, più debole e tecnologicamente arretrata, avesse dei
benefici analoghi a quelli di cui avevano goduto per decenni gli agricoltori
dei paesi forti; dall'altro la PAC coalizzava contro l'Europa sia i paesi più
ricchi di noi, che trovavano ingiustificabile un sostegno pubblico alla
produzione così elevato, sia i paesi più poveri, che avevano prodotti da
esportare. Una delle strade seguite è stata il potenziamento delle politiche
cosiddette di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Sviluppo Rurale&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;: come ogni politica di
sviluppo ha finito per ospitare cose buone e cose discutibili, ma si considera
generalmente un successo che sia cresciuta fino a pesare per circa 1/4 del
budget per l'agricoltura, mentre i 3/4 restano tuttora al &lt;strong&gt;&lt;em&gt;sostegno
diretto del reddito degli agricoltori&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;. Dal 2003 questo sostegno è
&lt;strong&gt;&lt;em&gt;disaccoppiato&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, cioè non più legato alla effettiva
produzione (ma essenzialmente alla quantità di suolo agricolo). La
giustificazione ufficiale è che in cambio di questo sostegno gli agricoltori
forniscono beni pubblici come la protezione ambientale, ma secondo alcuni
economisti questo disaccoppiamento ha trasformato il sostegno in un puro e
semplice premio alla rendita, se non altro perché la contropartita è troppo
genericamente e blandamente definita.&lt;br /&gt;
Nel bilancio della Unione Europea, l'agricoltura (tutta, compresa quella non
propriamente impeccabile dal punto di vista ambientale) figura oggi sotto la
rubrica più ampia &amp;quot;&lt;strong&gt;Conservazione e gestione delle risorse
naturali&lt;/strong&gt;&amp;quot;, che prende il 42% circa del budget totale dell'Unione - ma
di questo 42% quasi i tre quarti (il 73% nel 2009) sono ancora
&amp;quot;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Spese connesse al mercato e pagamenti diretti&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;&amp;quot;,
ancora troppo poco condizionati dalla qualità dell'ambiente e dei
paesaggi.&lt;br /&gt;
Siamo a metà del periodo di programmazione 2007-2013, ma se non ci si ferma
agli slogan e si leggono i numeri e le complicatissime regole, il dubbio che
tutto questo sia &lt;strong&gt;insostenibile&lt;/strong&gt; può anche venire. La sensazione
che nel 2013 si arrivi al capolinea di un lungo viaggio è piuttosto diffusa,
anche fra gli addetti ai lavori.&lt;br /&gt;
La programmazione europea ha i suoi meccanismi: in questo caso c'è già un
documento di discussione che nel corso di quest'anno si trasformerà in un
documento ufficiale della Commissione, per poi aprire un dibattito pubblico
(dalla &lt;a href=&quot;http://ec.europa.eu/agriculture/index_it.htm&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;pagina della Commissione Europea&lt;/a&gt;, v. link &amp;quot;&lt;strong&gt;La PAC dopo il
2013&lt;/strong&gt;&amp;quot; in alto a destra). Questa consultazione è un passaggio critico:
il primato dell'agricoltura tra le politiche europee ebbe come effetto
collaterale una marcata &lt;strong&gt;autoreferenzialità&lt;/strong&gt;: brutta parola ma
non ce n'è un'altra migliore per indicare le difficoltà di dialogo tra il mondo
dell'agricoltura e &lt;em&gt;il resto del mondo&lt;/em&gt;: di questo ci sono tracce ancor
oggi, e risale a quando l'Europa era per oltre il 51% agricoltura, neanche
tanti anni fa.&lt;br /&gt;
Per il dopo-2013 (ragionevolmente, almeno fino al 2020), le organizzazioni
ambientaliste si stanno muovendo per tempo. In particolare il WWF e BirdLife
International (in Italia LIPU) sono fra i promotori di un &lt;a href=&quot;http://www.cap2020.ieep.eu/vision/&quot; hreflang=&quot;en&quot;&gt;coordinamento europeo&lt;/a&gt;
che ha già prodotto un documento tecnico di lavoro &lt;em&gt;(in inglese)&lt;/em&gt; che
presto sarà riveduto alla luce delle osservazioni pervenute e poi presentato in
versione definitiva. Dal canto suo BirdLife International, insieme con una
associazione europea di proprietari di suoli, ha anche &lt;a href=&quot;http://www.lipu.it/news/no.asp?918&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;preparato e presentato un
documento più agile&lt;/a&gt;.&lt;br /&gt;
La discussione sarà lunga e complessa, le maratone agricole a Bruxelles sono
una antica tradizione: in ogni caso, la prospettiva più realistica, per il
mondo agricolo e per tutti gli altri, è che siano resi maggiormente stringenti
i meccanismi che legano il suolo agricolo alla biodiversità e alla qualità
dell'ambiente e dei paesaggi.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>M'illumino di meno</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/02/08/M-illumino-di-meno</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:042ed5aa5a6943cc41190209e0ab509b</guid>
    <pubDate>Mon, 08 Feb 2010 20:25:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;&lt;strong&gt;Venerdì prossimo 12 febbraio&lt;/strong&gt; edizione 2010 della iniziativa
per il risparmio energetico lanciata dalla trasmissione Rai Radio Due &lt;a href=&quot;http://milluminodimeno.blog.rai.it/2008/12/18/millumino-di-meno-2009/&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Caterpillar&lt;/a&gt;. In linea con il successo crescente degli anni
scorsi, si annunciano tante adesioni di istituzioni, associazioni e privati
cittadini.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/Interporto1024.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/Interporto448.jpg&quot; alt=&quot;Interporto448.jpg&quot; style=&quot;display:block; margin:0 auto;&quot; title=&quot;Interporto448.jpg, Feb 2010&quot; /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;em&gt;Interporto di Bologna, 27 dicembre 2009&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Bene, spegneremo la luci di troppo in casa e chiederemo incentivi alle
energie pulite, ma come regolarsi con chi non ne vuole sapere ed è responsabile
di scelte che pesano più di migliaia di utenze domestiche? E con chi rilancia
il nucleare sperando così di far costar meno l'energia, per poterne poi
sprecare allegramente? Va di moda la &lt;em&gt;limitazione del danno&lt;/em&gt;,
bisognerebbe anche darsi da fare perché questi si dedichino ad altre attività
meno dannose per il nostro futuro ...&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>Ornitologi e birdwatchers</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/01/17/Ornitologi-e-birdwatchers</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:5f85e6375fc6bccc930d9f44dcf7a4a2</guid>
    <pubDate>Fri, 05 Feb 2010 09:15:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;Gli uccelli acquatici sono l'attrazione principale della nostra Oasi, anche
se qui insistiamo spesso sul fatto che non sono l'unica ragione per cui vale la
pena di salvaguardare questo territorio. Abbiamo anche insistito spesso sul
fatto che la tutela di un'area è efficace se qualcuno &lt;em&gt;si prende a
cuore&lt;/em&gt; l'area stessa, se intorno ad essa si creano comunità di interessi, e
certamente la maggior parte dei frequentatori della nostra Oasi è interessata a
vedere e magari a fotografare gli uccelli acquatici.&lt;br /&gt;
In molti di loro prevale la passione per la fotografia: in alcuni casi più
specifica (quella che una volta si chiamava &lt;em&gt;caccia fotografica&lt;/em&gt;), in
altri casi estesa alla macrofotografia o ai paesaggi. I fotografi sono sempre
stati ben organizzati, all'inizio intorno a riviste e circoli fotografici, poi
anche su Internet, nei forum o con propri siti web. Allo stesso modo dei
fotografi, non tutti quelli che vengono per osservare gli uccelli hanno il
medesimo atteggiamento: c'è chi è interessato a osservazioni sistematiche, chi
alle rarità, chi semplicemente si gode la natura. Spesso un 'tipo' di
frequentatore evolve in un altro, e certuni non sono nemmeno interessati ad
identificarsi in un 'tipo'. In ogni caso, ci è sembrata molto utile e ben
documentata la voce &lt;a href=&quot;http://en.wikipedia.org/wiki/Birdwatching&quot; hreflang=&quot;en&quot;&gt;Birdwatching&lt;/a&gt; della Wikipedia inglese, della quale traduciamo
solo qualche definizione.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Birdwatching&lt;em&gt;, ovvero&lt;/em&gt; birding&lt;em&gt;, è l'osservazione e lo studio
degli uccelli a occhio nudo o con strumenti di ingrandimento visivo come i
binocoli. Il birding spesso comprende una significativa componente uditiva,
poiché molte specie sono più facilmente scovate e identificate a orecchio
anziché a occhio. La maggior parte dei birdwatchers praticano la loro attività
per ragioni ricreative o sociali, a differenza degli&lt;/em&gt; ornitologi&lt;em&gt;, che
sono impegnati nello studio degli uccelli con metodi scientifici più
rigorosi.&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Il termine&lt;/em&gt; twitcher&lt;em&gt;, qualche volta erroneamente applicato come
sinonimo di birder, è riservato a coloro che fanno lunghi viaggi per vedere
uccelli rari che poi sono 'crocettati' o spuntati su una lista ... Il twitching
è molto sviluppato in Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, Irlanda, Finlandia e
Svezia ... Le occasioni di twitching più popolari in Gran Bretagna hanno
richiamato una folla notevole. Per esempio, un gruppo di 5000 persone si recò
nel Kent per vedere una Parula alidorate (Vermivora chrysoptera)
...&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;E tu, &lt;a href=&quot;http://www.wwf.it/cherazzasei/&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;che animale
sei&lt;/a&gt; ? &lt;img src=&quot;/themes/default/smilies/smile.png&quot; alt=&quot;:-)&quot; class=&quot;smiley&quot; /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Per ritrovarsi con altri che condividono lo stesso modo di vedere, le
occasioni non mancano. Oltre al &lt;a href=&quot;http://www.wwf.it&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;WWF&lt;/a&gt;, ci sono altre associazioni più o meno precisamente connotate:
dalla &lt;a href=&quot;http://www.lipu.it/&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;LIPU&lt;/a&gt;, federata italiana
di &lt;a href=&quot;http://www.birdlife.org/&quot; hreflang=&quot;en&quot;&gt;Birdlife International&lt;/a&gt;
('casa madre' per ornitologi e birdwatchers), a &lt;a href=&quot;http://www.ebnitalia.it/&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;EBN Italia&lt;/a&gt; (EuroBird Net,
associazione di birders in cui sono attivi anche ornitologi e twitchers), all'
&lt;a href=&quot;http://www.asoer.org/site/&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;ASOER&lt;/a&gt;, per gli
emiliano-romagnoli che sono o si sentono ornitologi.&lt;br /&gt;
E' importante sostenere una (o anche più d'una) di queste organizzazioni, che
danno voce a chi vuole osservare la natura in santa pace.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>L'Italia a rischio caccia</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/02/02/L-Italia-a-rischio-caccia</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:cfd7a291526964597b1a3a34383fbe2b</guid>
    <pubDate>Tue, 02 Feb 2010 11:00:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;Oggi è il &lt;a href=&quot;http://www.ramsar.org/cda/ramsar/display/main/main.jsp?zn=ramsar&amp;amp;cp=1-63-78^24106_4000_0__&quot; hreflang=&quot;en&quot;&gt;World Wetlands Day&lt;/a&gt;, e parleremmo volentieri di questi
ambienti naturali importantissimi dove ci piace andare, ma per la protezione
della natura in Italia in questo momento c'è qualcosa di molto più urgente, pur
cui val la pena di spendere un po' di attenzione. Mettiamo volentieri questo
blog a disposizione della battaglia contro 'caccia selvaggia': siamo convinti
che quel che è successo venerdì al Senato non debba succedere in un paese che
si dice civile, per il modo non meno che per la sostanza delle norme approvate.
E se malauguratamente succede, com'è successo, domani si dovrà tornare alla
ragionevolezza, spendendo tempo e fatica per rimediare ai danni.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La premessa è nota: la legge 157 che regola l'esercizio della caccia, fin
troppo permissiva ma che è stata largamente accettata dal 1992 a oggi come
punto di equilibrio, non piace alla parte più oltranzista dei cacciatori, che
ha promosso una serie di modifiche per poter &lt;strong&gt;cacciare di
più&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;
Ragionando pacatamente è oggettivamente difficile dimostrare che cacciare di
più è un bene per la società, tanto da impegnare il Parlamento a fare una nuova
legge in tal senso. Anzi, proprio perché in Italia si caccia troppo e male, nei
confronti del nostro paese si è aperta in Europa una procedura di infrazione,
che applicando le regole europee potrebbe concludersi con multe salate. Pare
che queste si possano ancora evitare (forse) con norme più rigorose:
l'occasione potrebbe essere la cosiddetta &lt;em&gt;Legge Comunitaria&lt;/em&gt; che il
Parlamento approva ogni anno per regolare diversi rapporti tra l'Italia e
l'Unione Europea. E qui scatta &lt;strong&gt;l'italica furbata&lt;/strong&gt;: dopo che la
legge è già stata approvata alla Camera, al Senato si farcisce il testo
approvato con nuovi ingredienti, alcuni che vanno nella direzione di cui sopra
al solo prezzo di un po' di confusione; ma tra gli ingredienti se ne infila
anche uno assolutamente indigesto, anzi decisamente velenoso: la deroga ai
periodi in cui si può andare a caccia di avifauna. Non lo si può fare
direttamente, perciò con questa norma 'si dà facoltà' di farlo alle
Regioni.&lt;br /&gt;
Come dire: vai avanti tu che mi scappa da ridere. A proposito: vi eravate persi
gli spot dell'Ente Nazionale Protezione Animali ? &lt;a href=&quot;http://www.enpa.it/it/iniziative/caccianelmirino/Tordo_120109.mp3&quot;&gt;Eccone
uno&lt;/a&gt; e &lt;a href=&quot;http://www.enpa.it/it/iniziative/caccianelmirino/Fagiano_120109.mp3&quot;&gt;un
altro&lt;/a&gt; &lt;em&gt;(.mp3, 30 secondi ciascuno)&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;Nulla di già operativo, dunque. C'è bisogno di fare tanto chiasso? Vediamo.
Secondo la modifica inserita dal Senato le Regioni potranno, con grande spreco
di burocrazia, approvare calendari venatori che prevedono la caccia anche oltre
gli attuali limiti per molte specie di uccelli. Oggi la legge dice: in ogni
caso, divieto di caccia dal 1° febbraio al 31 agosto. Semplice e chiaro, no?
L'intento del testo approvato dal Senato è togliere il divieto e innescare
lunghe, complesse e costose procedure (soldi pubblici, sia chiaro) per
scegliere, con regole diverse da Regione a Regione, a quali delle 34 specie di
avifauna interessate si può sparare in febbraio, a quali a marzo, a quali in
agosto facendo fuggire dalla campagna turisti italiani e stranieri schifati
(come peraltro già succede) e così via.&lt;br /&gt;
Tutto qui? Per ora, tutto qui. I presentatori delle modifiche, il relatore
Santini e il ministro Ronchi potranno sempre dire: non siamo &lt;del&gt;stato&lt;/del&gt;
stati noi. Come la prenderà l'Unione Europea? Ci toglierà la multa? O ce ne
appiopperà altre in sequenza? Al momento non è dato saperlo, ma una idea ce
l'abbiamo.&lt;br /&gt;
D'altra parte, se passa questa, è già pronta un'altra serie di modifiche che
aspettano solo di essere infilate da qualche parte alla prima occasione: la
caccia a 16 anni, la caccia nelle aree protette, l'aumento del numero di specie
cacciabili, e così via, tutte proposte già presentate e mascherate sotto lo
slogan della &lt;strong&gt;&lt;em&gt;caccia sostenibile&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; ! I cacciatori
l'hanno detto chiaro: vogliono cacciare di più - e così difendere il loro
privilegio di andare in giro per la campagna in quanto armati. Voi che
fotografate o fate jogging non lo potete fare, loro sì.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Vediamo qualche altra conseguenza dello scorso &lt;strong&gt;&lt;em&gt;venerdì
nero&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;: la legge ora torna alla Camera per una terza lettura. Il
ministro dell'Ambiente Prestigiacomo (alla quale va dato atto di avere sempre
&lt;a href=&quot;http://www.minambiente.it/opencms/opencms/home_it/showitem.html?item=/documenti/comunicati/comunicato_0061.xml&amp;amp;lang=it&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;manifestato senza ambiguità&lt;/a&gt; la sua contrarietà a questa
operazione) ha detto subito: alla Camera si può modificare. Sì, ma là era già
stata approvata (stiamo parlando, ricordiamolo, della Legge Comunitaria
&lt;strong&gt;&lt;em&gt;per il 2009&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;) e se si modifica di nuovo deve poi
tornare al Senato per la quarta lettura. Si può fare, a questo punto si
&lt;strong&gt;&lt;em&gt;deve&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; fare, ma non è un bel sistema. Infatti il
ministro Ronchi, che su questa modifica ha galleggiato dicendosi perplesso ma
dando il parere favorevole del governo, &lt;a href=&quot;http://www.politichecomunitarie.it/comunicazione/17040/caccia-trovata-soluzione-che-rispetta-fauna-e-richieste-europee&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;la mette giù diversa&lt;/a&gt;, con un'operazione di cerchiobottismo da
fare invidia alla nuova Fondazione di Montezemolo (quelli che progettano
l'Italia Futura a partire dall'asse Fiat-Caltagirone, ovvero nuove case + nuove
strade, e intanto si chiudono le fabbriche in Italia).&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Oops ... siamo finiti a parlare di politica! Beh, succede, quando è troppo è
troppo. In questa situazione le associazioni ambientaliste hanno pensato bene
di rivolgersi direttamente con &lt;a href=&quot;http://www.wwf.it/UserFiles/File/News%20Dossier%20Appti/DOSSIER/caccia/Appello%20urg.%20Berlusconi,%2027%20gen%202010.pdf&quot;&gt;
un appello&lt;/a&gt; al Presidente del Consiglio. Era il caso? La settimana scorsa ci
ha regalato un sottosegretario in trasferta all'estero (B. come Bartali, è
tutto sbagliato, tutto da rifare) smentito dal ministro degli esteri, indi un
altro ministro smentito quasi in tempo reale addirittura dalla Presidenza del
Consiglio, poi questa faccenda in cui il ministro Prestigiacomo è forse solo
quella che si è esposta di più in prima persona. La storia ci dirà se sono solo
accidenti di percorso o i segni premonitori dell'agonia politica di
Berlusconi.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>Uccelli migratori e Zone umide, iniziative nel mondo</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/01/08/Uccelli-migratori-e-Zone-umide%2C-qui-come-ovunque</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:8f64191c3c2d8e30928de535deb07675</guid>
    <pubDate>Sat, 30 Jan 2010 08:30:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
        <category>Eventi</category>
            
    <description>    &lt;p&gt;Vi ricordate &lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2009/04/28/World-Migratory-Bird-Day&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;questo post&lt;/a&gt; del maggio scorso? Tra le iniziative della Giornata
Mondiale degli Uccelli Migratori (WMBD), che aveva come tema gli ostacoli alla
migrazione, c'era un concorso di disegni per bambini e ragazzi di tutto il
mondo. Sono stati scelti i finalisti nei tre gruppi 5-8 anni, 9-12 anni e 13-16
anni e poi i vincitori. Il disegno qui sotto, uno dei finalisti, è di Nikita
Gabdulin, un bambino di 7 anni del Kahzakhstan. Cliccandoci sopra potete andare
alla pagina in cui sono riprodotti i premiati e poi vedere le tre slideshow con
tutte le opere. &lt;a href=&quot;http://www.unep-aewa.org/wmbd/2009/painting_competition/gallery.htm&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/docs/WMBD2009Paintings.jpg&quot; alt=&quot;WMBD2009Paintings.jpg&quot; style=&quot;display:block; margin:0 auto;&quot; title=&quot;WMBD2009Paintings.jpg, Jan 2010&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La Giornata Mondiale degli Uccelli Migratori ci sarà anche quest'anno in
maggio, ma già &lt;strong&gt;martedì prossimo 2 febbraio&lt;/strong&gt;, anniversario della
firma della Convenzione di Ramsar), ci sarà come ogni anno la &lt;a href=&quot;http://www.ramsar.org/cda/ramsar/display/main/main.jsp?zn=ramsar&amp;amp;cp=1-63-78^24106_4000_0__&quot; hreflang=&quot;en&quot;&gt;Giornata Internazionale delle Zone Umide&lt;/a&gt;. Abbiamo messo il
promemoria nella colonna qui a destra, il link rimanda alla pagina web
preparata per l'occasione dal Segretariato della Convenzione di Ramsar (&lt;em&gt;in
inglese&lt;/em&gt;) dove sono disponibili materiali per questo &lt;strong&gt;WWD
2010&lt;/strong&gt; (World Wetlands Day), con l'invito a prendersi cura delle zone
umide, che oltretutto sono anche una risposta ai cambiamenti climatici.&lt;br /&gt;
Dopo il nulla di fatto di Copenhagen il problema resta più che mai aperto, e se
ne sentono di tutti i colori, come il ritorno al nucleare. Ma anche restando
fermi sulle energie rinnovabili come il sole e il vento ci possono essere
problemi: in particolare l'eolico può causare problemi alle migrazioni, come
appunto mise in evidenza il WMBD dell'anno scorso. Si può fare molto per
evitare di porre la questione nei termini rozzi del tipo &amp;quot;uccidono più uccelli
le pale eoliche o i cambiamenti climatici?&amp;quot;, studiando bene come (e dove) le
soluzioni per la produzione di energia interferiscono con la vita degli animali
selvatici, e abituandosi a valutare le alternative. In generale è quanto sta
facendo BirdLife International, in particolare per mezzo della sua afferente
americana Audubon Society (l'equivalente della LIPU), come ci ricorda &lt;a href=&quot;http://www.birdlife.org/news/news/2010/01/sage_grouse.html&quot; hreflang=&quot;en&quot;&gt;questa notizia&lt;/a&gt; di apertura d'anno.&lt;br /&gt;
Qui di fianco vedete anche che il logo dell'Anno Internazionale della
Biodiversità è scaravoltato, cliccateci sopra e capirete perché.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>Luna piena di gennaio, sabato all'alba</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/01/28/Luna-piena-di-gennaio%2C-sabato-all-alba</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:769b4c33c70098111eebef30aa2b4c3c</guid>
    <pubDate>Thu, 28 Jan 2010 11:05:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=vs83xI7I1ZQ&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/LunaNovembre2010.jpg&quot; alt=&quot;LunaNovembre2010.jpg&quot; style=&quot;display:block; margin:0 auto;&quot; title=&quot;LunaNovembre2010.jpg, Jan 2010&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La luna piena sarà alla fine della notte tra venerdì e sabato. Le previsioni
dicono nuvoloso, quasi certamente gelo, e gli animali non saranno così attivi
come un paio di lune fa, quando sono state fatte queste riprese. Ma il ciclo
delle stagioni si avverte con l'allungamento delle giornate, basta un po' di
sole e l'Oasi si anima.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>Povera gru solitaria!</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/01/26/Povera-gru-solitaria%21</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:c72c41b74288dd629948fffec35b053f</guid>
    <pubDate>Tue, 26 Jan 2010 15:45:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>    &lt;div class=&quot;external-media&quot; style=&quot;margin: 1em auto; text-align: center;&quot;&gt;
&lt;object type=&quot;application/x-shockwave-flash&quot; data=&quot;http://www.youtube.com/v/VdA-WGuH9es&amp;amp;hl=en_US&amp;amp;fs=1&quot; width=&quot;425&quot; height=&quot;350&quot;&gt;&lt;param name=&quot;movie&quot; value=&quot;http://www.youtube.com/v/VdA-WGuH9es&amp;amp;hl=en_US&amp;amp;fs=1&quot; /&gt;
&lt;param name=&quot;wmode&quot; value=&quot;transparent&quot; /&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;
Ieri mattina (lunedì 25/1), quando ha sentito prima di noi un rumore provenire
dal cielo ha lanciato un sonoro richiamo ... peccato, era un elicottero
&lt;img src=&quot;/themes/default/smilies/sad.png&quot; alt=&quot;:-(&quot; class=&quot;smiley&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
Lo ha seguito con lo sguardo finché ha potuto, poi è tornata alle sue
occupazioni di svernante. Ancora qualche giorno di freddo e gelo, poi speriamo
che l'istinto l'aiuti a trovare la strada giusta per unirsi ai suoi simili che
si stanno già spostando dai quartieri di svernamento (su &lt;a href=&quot;http://champagne-ardenne.lpo.fr/grus-grus/donnee_mig/point_mig.htm&quot; hreflang=&quot;fr&quot;&gt;questa mappa&lt;/a&gt; v. in particolare i siti di Gallocanta, in Spagna, e Lac
du Der, in Francia). Quest'inverno le segnalazioni sono state molte anche in
Italia, riportate su &lt;a href=&quot;http://www.ornitho.it/index.php?m_id=30039&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;quest'altra mappa&lt;/a&gt;.</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>La regina dell'Oasi</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/01/21/La-regina-dell-Oasi</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:b4b93a3a604b61dbd862736e238b7234</guid>
    <pubDate>Sat, 23 Jan 2010 19:45:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
        <category>Fotografia all'Oasi</category>
            
    <description>    &lt;p&gt;Oppure il re? In effetti non lo sappiamo, certo è che la giovane gru
segnalata per la prima volta l'8 novembre, femmina o maschio che sia, è stata
l'osservazione più ambita e il soggetto più fotografato di quest'inverno
all'Oasi, nonostante non fosse sempre pronta a mostrarsi. Anzi, proprio questo
ha stuzzicato i frequentatori e i fotografi, e ha attivato il passaparola, con
soddisfazione di molti e alcuni risultati eccellenti, come gli scatti di
Roberto Cobianchi che pubblichiamo qui.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/Gru_20100117_31.jpg&quot;&gt;&lt;img src=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/public/images2010/Gru_20100117_448h.jpg&quot; alt=&quot;Gru_20100117_448h.jpg&quot; style=&quot;display:block; margin:0 auto;&quot; title=&quot;Gru_20100117_448h.jpg, Jan 2010&quot; /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Questa immagine in particolare ci fa riflettere. Roberto si è chiesto: ma
non correrà dei rischi con quei teli e quella plastica? Abbiamo pensato che non
è il caso di essere troppo apprensivi, rischi del genere un animale in natura
li trova un po' ovunque, ce ne sono di ben peggiori. Però è vero: chi mai ci
pensa, a cosa può danneggiare gli animali selvatici? Anzi, tutta la nostra
tradizione agricola ci parla di come tenerli lontani, i selvatici, o al più di
come attirarli per catturarli. Se oggi invece ci fa piacere vederli (e anche
senza vederli ci fa piacere sapere che ci sono perché vuol dire che l'ambiente
è in salute), non dobbiamo forse fare più attenzione a quel che lasciamo in
giro, compresa l'onnipresente plastica e i veleni di vario genere?&lt;br /&gt;
Per fortuna, da noi non si sono più ripetuti i casi sciagurati di avvelenamenti
deliberati, ma ogni tanto da qualche parte succede ancora, ed è bene tenere
viva l'attenzione anche su questi rischi. Perciò approfittiamo di questa
occasione per segnalare il sito del &lt;a href=&quot;http://www.lifeantidoto.it/index.php?lang=it&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Progetto LIFE
Antidoto&lt;/a&gt;, una collaborazione italo-spagnola, dove sono pubblicate tra
l'altro le relazioni, molto interessanti e utili, del workshop &lt;strong&gt;&lt;a href=&quot;http://www.lifeantidoto.it/index.php?option=com_docman&amp;amp;task=cat_view&amp;amp;gid=46&amp;amp;Itemid=27&amp;amp;lang=it&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Strategia contro l’uso del veleno in Italia&lt;/a&gt;&lt;/strong&gt; tenuto
nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga l'11 dicembre
2009.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;em&gt;P.S.: Oggi nel primo pomeriggio la gru era a spasso per Via dell'Olmo,
come si può vedere da &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=CfdCQ7N22Ws&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;questo filmato&lt;/a&gt;.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>IWC - Censimento degli Uccelli Acquatici</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/01/17/IWC-Censimento-Internazionale-degli-Uccelli-Acquatici</link>
    <guid isPermaLink="false">urn:md5:d8b6cb5c35287d4af1be90b86b77ef1b</guid>
    <pubDate>Thu, 21 Jan 2010 12:00:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
        <category>Censimenti dell'avifauna</category>
            
    <description>&lt;p&gt;Ormai da molti anni, nel mese di gennaio si rinnova il tradizionale
appuntamento con il &lt;strong&gt;Censimento Internazionale degli Uccelli
Acquatici&lt;/strong&gt; (&lt;strong&gt;IWC&lt;/strong&gt;) in tutte le zone umide adatte,
compresa la nostra Oasi.&lt;br /&gt;
E' una delle principali fonti di conoscenza delle popolazioni di avifauna, e si
svolge secondo modalità omogenee e standardizzate, con &lt;a href=&quot;http://www.wetlands.org/Whatwedo/Biodiversitywaterbirds/InternationalWaterbirdCensusIWC/WesternPalearticandWestAsianWaterbirdCensus/tabid/1221/Default.aspx&quot; hreflang=&quot;en&quot;&gt;il coordinamento di una organizzazione internazionale&lt;/a&gt;
(Wetlands International) a cui fanno capo i referenti nazionali - per l'Italia
l'ISPRA (ex Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica). Gli scopi e una sintesi
dei risultati (un po' datata, per la verità) sono &lt;a href=&quot;http://www.infs-acquatici.it/IWC_Scopi_e_Risultati.htm&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;a questa
pagina&lt;/a&gt; di un sito in italiano che l'allora INFS creò un po' di tempo fa per
far circolare qualche informazione su questo ed altri progetti.&lt;br /&gt;
In sintesi, le zone umide significative (ne esiste una lista) vengono
controllate in una specifica giornata da squadre di rilevatori abilitati di
provata esperienza; sono contati tutti gli uccelli delle specie che interessano
(anche di queste esiste una lista) e i dati raccolti su apposite schede vengono
poi validati e riepilogati. Come in ogni censimento, lo sforzo principale degli
organizzatori è quello di garantire la qualità dei dati, che solo in
piccolissima parte possono essere rilevati da ornitologi professionisti; pur
con l'apporto dei volontari e delle loro associazioni, e spesso delle
Amministrazioni Provinciali e dei Parchi (dove esistono), è impossibile coprire
tutte le zone in un giorno solo, perciò i rilevatori ed eventuali collaboratori
con funzioni logistiche sono di fatto impegnati per diversi giorni, in un arco
di tempo il più possibile ristretto. Assai più lunga e complicata è la fase di
trattamento e circolazione dei dati, e questo è un problema non piccolo
specialmente oggi che le tecnologie consentono il &lt;em&gt;tempo reale&lt;/em&gt; o quasi.
In compenso, la certificazione dei rilevatori tramite un apposito esame,
eventualmente preceduto da fasi di preparazione cui collaborano le
associazioni, ha una sua utilità che va al di là di questo scopo specifico:
l'affidabilità delle informazioni fornite dai rilevatori è di aiuto alla
conoscenza dell'avifauna anche anche al di fuori dei giorni di censimento, e su
questa base si possono innestare rilevazioni di maggior dettaglio.&lt;br /&gt;
Ad esempio, per iniziativa di Dante Bonazzi nella nostra Oasi partì anni fa il
censimento mensile dell'avifauna, di cui nell'aprile scorso abbiamo pubblicato
la tabella di riepilogo quinquennale accessibile dalla sezione &lt;a href=&quot;http://oasiwwf.ex-risaia.info/pages/Documenti&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Documenti&lt;/a&gt; qui a lato, e di cui
pubblichiamo qui di seguito seguito la rilevazione di questo mese valida per il
censimento IWC.&lt;br /&gt;
Questo censimento mensile è molto apprezzato, non solo nell'ambiente degli
ornitologi e dei birdwatchers, e viene da quest'anno pubblicato regolarmente
sul sito del gruppo fotografico Flickr &lt;a href=&quot;http://www.flickr.com/groups/oasibentivoglio/&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Bentivoglio e
dintorni&lt;/a&gt;. Nella home page del sito ci sono anche le mappe per raggiungere
l'Oasi e per muoversi al suo interno e nei dintorni, che abbiamo linkato anche
qui a lato.&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;OCHE LOMBARDELLE, OCHE SELVATICHE, CANAPIGLIE, ALZAVOLE, GERMANI, MESTOLONI,
CAVALIERI D’ITALIA, AVOCETTE, PAVONCELLE, PASSERE MATTUGIA.&lt;br /&gt;
Venerdì 15/01/'10 solito censimento mensile uccelli acquatici (più altri
uccelli se capitano, senza cercare più di tanto) nell'oasi WWF dell'ex risaia
di Bentivoglio e S. Pietro in Casale (BO), stavolta in contemporanea con il
censimento degli uccelli acquatici svernanti in tutta la provincia di Bologna.
Effettuato da Dante Bonazzi e da Enrico Fiorentini, Roberto Reatti, Sergio
Serafini ed Andrea Vecchi. Censimento iniziato alle ore 8,30 e finito alle ore
13,30, con poi coda fino alle 17,00 per verificare alcune cose.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;TOTALE UCCELLI:&lt;br /&gt;
Svasso maggiore 1&lt;br /&gt;
Cormorano 109&lt;br /&gt;
Airone cenerino 29&lt;br /&gt;
Airone bianco maggiore 11&lt;br /&gt;
Garzetta 1&lt;br /&gt;
Cicogna bianca 4, la sera 2 coppie su 2 nidi&lt;br /&gt;
Oca lombardella 16&lt;br /&gt;
Oca selvatica 371&lt;br /&gt;
Canapiglia 12&lt;br /&gt;
Alzavola 331&lt;br /&gt;
Germano reale 1755&lt;br /&gt;
Mestolone 119&lt;br /&gt;
Albanella reale 1 femmina o giovane&lt;br /&gt;
Poiana 6&lt;br /&gt;
Gheppio 4&lt;br /&gt;
Fagiano a non finire&lt;br /&gt;
Porciglione 1 sentito&lt;br /&gt;
Gallinella d'acqua 104&lt;br /&gt;
Folaga 63&lt;br /&gt;
Cavaliere d’Italia 2&lt;br /&gt;
Avocetta 23&lt;br /&gt;
Pavoncella 673&lt;br /&gt;
Gabbiano reale 1&lt;br /&gt;
Gabbiano comune 30&lt;br /&gt;
Colombaccio 4&lt;br /&gt;
Tortora dal collare 13&lt;br /&gt;
Civetta 1 sentita&lt;br /&gt;
Picchio verde 1 sentito&lt;br /&gt;
Merlo 5&lt;br /&gt;
Usignolo di fiume 3 canti&lt;br /&gt;
Codibugnolo 3&lt;br /&gt;
Cinciallegra 2&lt;br /&gt;
Cinciarella 4&lt;br /&gt;
Ghiandaia 4&lt;br /&gt;
Gazza 25&lt;br /&gt;
Cornacchia grigia 18&lt;br /&gt;
Storno 60&lt;br /&gt;
Migliarino di palude 5&lt;br /&gt;
Fringuello 60&lt;br /&gt;
Passera mattugia 73&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>Perché non studiare archeologia</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/01/01/Perch%C3%A9-non-studiare-archeologia</link>
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    <pubDate>Mon, 18 Jan 2010 20:00:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>&lt;p&gt;Nel 1979, Andrea Carandini apriva la seconda edizione del suo
&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Archeologia e cultura materiale&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt; (sottotitolo:
&lt;em&gt;Lavori senza gloria nell'antichità classica&lt;/em&gt;, pubblicato nella collana
&lt;em&gt;Dissensi&lt;/em&gt; dell'editore De Donato) raccontando di suoi giovani
collaboratori alle prese con un lavoro sul campo, &lt;em&gt;un'indagine sui campi
della Maremma&lt;/em&gt;. Quella indagine, a cui avrebbero collaborato studiosi
anglosassoni portatori di un approccio molto diverso da quello prevalente da
noi in quegli anni, sarebbe stata pubblicata compiutamente solo nel 2002 col
titolo di &lt;strong&gt;&lt;em&gt;Paesaggi d'Etruria&lt;/em&gt;&lt;/strong&gt;, ma pur nelle sue
restituzioni parziali è stata ed è tuttora il prototipo per molte delle più
importanti ricerche sul campo da allora ad oggi.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il &lt;em&gt;Dissenso&lt;/em&gt; di Carandini, oltre che dedicato fin dalla prima
edizione del 1975 alla memoria di Ranuccio Bianchi Bandinelli, era in molti
punti un confronto, rispettoso ma senza nascondere la distanza, con le sue
posizioni teoriche, considerate comunque tra le più accettabili e feconde tra
quelle in circolazione. Quel dibattito, di cui risuonano ancora gli echi, non
può prescindere da una circostanza pratica: Bianchi Bandinelli in tutta la sua
carriera di 'archeologo come storico dell'arte classica' non aveva mai scavato,
se si eccettua una breve esperienza a Sovana alla fine degli anni Venti. Si può
ben essere storici dell'arte studiando a tavolino solo quel che altri hanno
trovato, ma almeno dall'ultimo quarto del Novecento, proprio in virtù di quella
'rivoluzione' di cui Carandini si fece paladino in Italia, non si può dire di
essere archeologi senza l'esperienza diretta del cantiere di scavo, senza
vedere di persona come i resti del passato si sono degradati e mescolati negli
strati successivi, senza l'esperienza quotidiana di scelte talvolta 'obbligate'
ma sempre irreversibili.&lt;br /&gt;
Il lavoro dell'archeologo, per produrre il suo risultato distrugge per sempre
le stratificazioni che indaga, e questo, così come era chiaro negli scritti di
Bianchi Bandinelli, è ben chiaro fin dalle prime lezioni dei corsi odierni, col
relativo richiamo alla responsabilità culturale verso la comunità scientifica e
verso i posteri. E' sufficiente, questo richiamo? Oppure - anche se oggi non
confondiamo più lo scavo archeologico con lo 'sterro' intorno all'opera d'arte
- rischiamo comunque che tra un paio di generazioni le nostre campagne di scavo
siano ricordate come l'opera di tecnologici predoni?&lt;/p&gt;    &lt;p&gt;E' un discorso aperto, e non può limitarsi alla polemica tra professionisti
dello scavo e istituzioni della tutela (al vertice scientifico della quale
siede oggi Andrea Carandini). Occorre mettere in conto gli effetti di quello
stesso &lt;em&gt;successo&lt;/em&gt; che pure, giustamente, si persegue: per esempio come
evitare che che i 'dilettanti', anche con le migliori intenzioni, facciano
danni, o che sindaci o assessori per dare lustro al proprio mandato di pochi
anni promuovano microiniziative locali rimescolando carte (e strati) che domani
costerà fatica aggiuntiva reinterpretare, per quanto sarà possibile. Per
affrontare per il verso giusto questi problemi serve anche un po' di
sociologia.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Ovviamente il titolo che abbiamo messo a questo post è una piccola
provocazione, non siamo mai stati sostenitori del principio &lt;em&gt;meno se ne sa
meglio è&lt;/em&gt;, anche se è vero che non condividiamo nulla della passione di
alcuni archeologi per le grandi opere, quasi che le opportunità di lavoro
possano scaturire solo accelerando il processo di distruzione delle tracce del
passato, per poi quasi sempre accontentarsi delle briciole.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;La chiave per una risposta dovrebbe essere la corretta documentazione: ma
l'impressione è che qui ci sia molto da fare. E' necessario che la
documentazione dello scavo, oltre che rispondente a elevati standard
qualitativi, sia tempestiva, facilmente consultabile e ben organizzata:
dovrebbe essere descritto il più accuratamente possibile il metodo seguito,
conservati ordinatamente e mantenuti accessibili i rinvenimenti (anche quelli
che si valutano meno significativi), e tutto questo ben prima della
&lt;em&gt;musealizzazione&lt;/em&gt;, che oltretutto in archeologia è problematica, anche
se talvolta può funzionare. Grazie al web ci sono &lt;a href=&quot;http://archeologiamedievale.unisi.it/NewPages/MIRANDUOLO/MIR.html&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;esempi straordinari&lt;/a&gt;, ma certo siamo ancora ben lontani da una rete di
centri di documentazione efficienti e fatti per durare. Centri dove sia
possibile documentarsi, appunto, sui vicini luoghi scavati, avere indicazioni
per farci un giro se non altro per rendersi conto dell'ambiente circostante, o
se si è fortunati osservare come lavorano gli archeologi sul campo e magari
parlare con loro: ma in ogni caso, come minimo, trovare le pubblicazioni (in
lettura o in vendita), le bibliografie e le indicazioni per approfondire,
personale in grado di fare il &lt;em&gt;triage&lt;/em&gt; delle esigenze, come al pronto
soccorso, e indirizzare quelle più specializzate ai centri di livello
superiore. Niente di troppo lontano da un buon desk reference bibliotecario, ma
&lt;em&gt;su misura&lt;/em&gt; per queste risorse del territorio. Sarebbero opportunità di
lavoro (non tutti possono lavorare all'Università o nelle Soprintendenze), e
soprattutto di un lavoro coerente con la formazione che si è scelta, perché
richiede di mantenere i contatti e restare aggiornati: e sarebbero proprio i
visitatori (che viaggiano e fanno domande e confronti) a sollecitare
questo.&lt;br /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;I giovani dell'età di quelli che frequentano gli scavi per la prima volta
molte cose le capiscono al volo, anche cose che a noi servono discorsi lunghi
per spiegarle. Se devono scegliere la loro strada, non tutti si sentono votati
a un'eroica lotta per affermare delle ovvietà in terreni in cui spesso sono
considerati intrusi: e talvolta abbandonano il campo.&lt;br /&gt;
Nel processo archeologico funziona ancora poco e male la parte conclusiva, ma
essenziale. Non è certo responsabilità dei soli archeologi, ma su di loro
ricade maggiormente la frustrazione.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
  <item>
    <title>La specie (minacciata) del giorno</title>
    <link>http://oasiwwf.ex-risaia.info/post/2010/01/15/La-specie-%28minacciata%29-del-giorno</link>
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    <pubDate>Fri, 15 Jan 2010 07:30:00 +0100</pubDate>
    <dc:creator>Giampaolo</dc:creator>
            
    <description>    &lt;p&gt;L'Anno Internazionale della Biodiversità è iniziato ufficialmente, se ne
comincia a parlare, ci sono già molte iniziative che vogliono diffondere questo
messaggio.&lt;br /&gt;
Il WWF, che è una organizzazione internazionale, &lt;a href=&quot;http://www.wwf.it/client/ricerca.aspx?root=23040&amp;amp;content=1&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;lancerà la sua 'Global Tiger Initiative'&lt;/a&gt; il 14 febbraio, giorno in cui
secondo il calendario cinese inizia &lt;strong&gt;l'Anno della Tigre&lt;/strong&gt;: un
animale splendido, circondato da una complessa mitologia, il cui habitat è
sempre più ridotto, oltretutto minacciato da abbattimenti per alimentare il
traffico illegale di prodotti derivati dal suo corpo.&lt;br /&gt;
La coscienza che abbiamo una sola Terra e che perciò anche quello che succede
nella giungla di Sumatra ci riguarda, è una delle costanti dei messaggi di
quest'anno. Anche da noi ci sono state persecuzioni ai limiti dell'estinzione,
ben oltre le ragioni della difesa personale e dei propri beni: sono abbastanza
studiate dagli storici quelle nei confronti dei lupi, per esempio ad opera di
&lt;a href=&quot;http://www.einaudi.it/libri/libro/gherardo-ortalli/lupi-genti-culture/978880614195&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;Gherardo Ortalli&lt;/a&gt;. Ma anche della tradizione che ha visto
sterminare i rapaci in nome della 'lotta ai nocivi' si possono trovare
documenti in molti archivi comunali sparsi per l'Italia.&lt;br /&gt;
Riflettere sulle specie minacciate vuol dire anche riflettere sui comportamenti
umani, oltre che sforzarsi di comprendere meglio i meccanismi biologici. Perciò
abbiamo messo qui a lato il riquadro con l'iniziativa della IUCN (Unione
Internazionale per la Conservazione della Natura) per questo 2010: ogni giorno
ci sarà l'immagine di una specie minacciata diversa, e cliccando si accede alla
scheda .pdf di una pagina con le informazioni su quella specie e sul suo status
conservazionistico.&lt;br /&gt;
La IUCN infatti pubblica e tiene aggiornata la famosa &lt;strong&gt;Lista
Rossa&lt;/strong&gt; delle specie in pericolo, che non è solo un arido elenco, ma uno
strumento complesso che serve a tenere sotto controllo le principali minacce di
estinzione. Questo compito storico è stato recentemente potenziato con &lt;a href=&quot;http://www.iucnredlist.org/&quot; hreflang=&quot;en&quot;&gt;un sito web dedicato&lt;/a&gt; (in
inglese) per cui esiste anche un manuale d'uso (&lt;em&gt;&lt;a href=&quot;http://www.iucnredlist.org/documents/redlist_website_users_guide.pdf&quot;&gt;.pdf,
2,47 Mb&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;) e un &lt;a href=&quot;http://www.youtube.com/watch?v=k2LnoLD2ss0&quot; hreflang=&quot;en&quot;&gt;tutorial filmato&lt;/a&gt; YouTube di una decina di minuti.&lt;br /&gt;
La IUCN ha anche un Comitato italiano con &lt;a href=&quot;http://www.iucn.it/index.php&quot; hreflang=&quot;it&quot;&gt;un suo sito web&lt;/a&gt;, che contiene
informazioni e Documenti scaricabili, tra cui lo schema della presentazione di
Giuseppe Bogliani al congresso di Federparchi del 2006 dal titolo: &lt;em&gt;Le aree
protette per la conservazione della biodiversità: dati empirici e necessità di
monitoraggi&lt;/em&gt;.&lt;/p&gt;</description>
    
    
    
      </item>
    
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