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Tuesday 9 March 2010

Il Parco è ...

A qualcuno dei lettori meno giovani il titolo di questo post ricorderà qualcosa. Era il titolo di un convegno organizzato dalla Regione Emilia-Romagna nel marzo del 1982 (ventotto anni fa!) nel pieno del dibattito sui nuovi parchi che ormai sembrava inderogabile istituire. In apertura, il Comitato per la Conservazione della Natura operante dal 1977 aveva offerto le considerazioni scientifiche di base e illustrato le principali opportunità in una ampia relazione presentata dal compianto prof. Bagnaresi.
Ancora all'inizio degli anni Ottanta in Italia c'era poco più dei 4 Parchi nazionali istituiti nell'anteguerra. Poi qui ci fu la legge regionale 11 del 1988, altre Regioni stavano facendo altrettanto, si rimediarono un paio di Parchi Nazionali infilando commi nelle leggi finanziarie omnibus come usava allora e infine ci fu la legge-quadro 394 alla fine del 1991: le Regioni non la presero benissimo, poi prevalse la leale collaborazione e attualmente il sistema delle aree naturali protette ne conta centinaia, di diverso livello e caratteristiche. Parallelamente cresceva il sistema europeo Natura 2000, con procedure sistematiche di classificazione della biodiversità e individuazione di ZPS e SIC (nei parchi esistenti e fuori), e domani ZSC (Zone Speciali di Conservazione).
Sulla efficacia dell'azione di tutela dei Parchi esistenti ogni tanto viene sollevato qualche dubbio, e anche su questo blog ci siamo sentiti di avvertire che quella di Parco non è un'etichetta buona a tutti gli usi, ma presuppone una priorità della conservazione della natura che non deve essere messa in ombra da altre finalità. Anche se non tutto va bene, nel complesso sembra proprio di partecipare a una storia di successo, con migliaia di persone al lavoro e una rete di competenze in continua crescita. Anche i timori che al suo insediamento aveva manifestato la attuale Ministro dell'Ambiente sembrano rientrati, se è vero che per la sua Sicilia sta lavorando all'istituzione di quattro nuovi parchi nazionali in un colpo solo.

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Saturday 6 March 2010

Capinera

Capinera448.jpg

La capinera (Sylvia atricapilla) è tra i piccoli uccelli più conosciuti, soprattutto per il canto. Quando si ha l'opportunità di vederla (queste foto sono di martedì scorso al Casone del Partigiano) si può scoprire che non necessariamente ha il capo nero. In effetti, solo il maschio adulto fa onore al suo nome, la femmina e i giovani (fino a tutto il 1° inverno) sono come nella foto. In questa occasione non abbiamo sentito exploit canori di questa specie, ma ormai la stagione è propizia. Nonostante la pioggia e una possibile gelata di ritorno c'è grande agitazione tra le gemme che si stanno aprendo (qui un luì piccolo).
Il riconoscimento al canto è molto importante per censire i passeriformi. Non tutti gli uccelli usano la voce allo stesso modo. Di solito si distingue il verso di contatto (p.es. il Chiff-chaff dei luì, che peraltro presenta già sottili differenze fra le diverse specie e sottospecie di questa famiglia) dal canto vero e proprio, di solito proprio dei maschi nella stagione riproduttiva. A seconda della specie il canto può essere anch'esso limitato a poche note, o molto elaborato e melodioso come appunto nel caso della capinera, del merlo o dell'usignolo. Per di più alcune specie, anche comuni come lo storno e la cannaiola verdognola, sono addirittura in grado di imitare il canto di altri uccelli.
Come per la fotografia, per chi vuol diventare un esperto oggi la vita è più facile di un tempo, esistono registratori digitali molto pratici a un prezzo relativamente basso, raccolte di canti su CD, oltre a tante risorse sul web: ci limitiamo a segnalare questo articolo introduttivo pubblicato tempo fa sui Quaderni di Birdwatching a cura dalla associazione EBN Italia.
Intanto all'Oasi la migrazione è in corso: puntuali come orologi, il 1° marzo sono comparse le marzaiole.

Wednesday 3 March 2010

Una terra salvata? Magari ...

LaTerraSalvata230.jpgSono pochi i Comuni (specie piccoli o medi) che hanno avuto la sensibilità di ricostruire la storia della propria pianificazione territoriale attraverso i documenti. San Pietro in Casale lo ha fatto con il libro La terra salvata. San Pietro in Casale nello sviluppo metropolitano 1945-2007, e il risultato meriterebbe certamente di essere più conosciuto di quanto lo consenta una edizione fuori commercio, destinata a restare nel giro degli addetti ai lavori.
Chiariamo subito che lo scetticismo che traspare dal titolo di questo post non riguarda la giustezza o meno della tesi che emerge (una terra salvata grazie alle politiche urbanistiche e alla pratica della pianificazione territoriale). Su questo la discussione è inevitabilmente lunga e complessa, qui diamo solo qualche spunto ma alla fin fine siamo abbastanza d'accordo; del resto qualche buona sensazione (o meno peggiore di altrove) la si ha anche solo passando da queste parti. Il fatto è che come assicurazione per il futuro non basta, nessun risultato del genere è conseguito una volta per tutte; e meno che mai ci si può fidare di una etnica saggezza della gente di pianura: bisogna continuare a lavorare sodo all'altezza dei problemi, non c'è alternativa.

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Monday 1 March 2010

L'Ora della Terra

LogoOra_dellaTerra448.jpg

Dopo l'esito deludente del vertice di Copenhagen, continuiamo a chiedere obiettivi concreti e davvero consistenti di riduzione delle emissioni di gas serra. Per il terzo anno consecutivo, il 27 marzo dalle 20,30 tutto il pianeta si spegnerà per un'ora nel grande evento mondiale organizzato dal WWF: l'ora della Terra. Milioni di persone, anche quest'anno, spegneranno le luci per chiedere di essere ascoltati. Dalla risposta dei leader mondiali dipende il destino di tutta l'umanità.

Friday 26 February 2010

Partenze e arrivi

All'Oasi in questi giorni c'è molta agitazione, specie quando il sole comincia a scaldare un po' l'aria. Gli svernanti se ne vanno, i nidificanti si stanno già dando da fare, cominciano a vedersi limicoli di passo. E' già partito il grosso delle oche selvatiche; quest'inverno si sono attestate mediamente tra le 400 e le 500, un po' meno del picco registrato l'anno scorso ma con una presenza costante, anche notturna.
L'anno scorso in questi giorni vedemmo per l'ultima volta dell'inverno la cicogna nera; quest'inverno è tornata, si è vista saltuariamente; siamo quasi certi che sia lo stesso individuo che sverna in zona da cinque anni, anche se ora si muove in un'areale più vasto. Invece si è vista con continuità la giovane gru, che ormai dà segni di impazienza.

Gru20100225p.jpg Ieri mattina era sull'isola in fondo alla vasca della Morte, si è schiarita la voce ed è partita in volo sopra le vasche, avanti e indietro per poi iniziare larghi cerchi sopra i campi; la termica non era sufficiente a sostenerla, doveva battere le ali, è salita solo un po' poi si è lasciata scivolare di nuovo verso Sud; ma da un giorno all'altro potremmo non trovarla più. Ai bordi della vasca c'erano anche due cicogne bianche, di quelle che hanno già occupato di nuovo i nidi intorno alla Rizza.
Vicino al capanno piccolo la coppia di cigni reali sembra interessata al posto dove fece il nido due anni fa, e anche una coppia di svassi in livrea non ancora perfetta accenna i primi riti del corteggiamento. I primi limicoli sono alcune avocette in più che si sono aggregate al gruppo svernante, portando la consistenza attuale oltre i 40 individui, e alcuni beccaccini; ma pittime, combattenti e altri limicoli di passo sono già segnalati poco lontano da qui.
Una curiosità di questi giorni è la livrea riproduttiva dei cormorani, più marcata in alcuni individui che mostrano un piumaggio bianco anche sul collo. Cormorani20100225p.jpg

Tuesday 23 February 2010

Il nucleare di Obama

Anche negli Stati Uniti le contraddizioni non mancano. Mentre la municipalità di New York, a guida repubblicana, promuove il risparmio energetico dando l'impressione di rincorrere il programma verde con cui Obama si era presentato all'America, questi si butta dall'altra parte riavviando la costruzione di centrali nucleari che era ferma da 30 anni; per ora con due reattori nello stesso sito, costosissimi.
Ovviamente la notizia dà fiato a quei pochi ma potenti che le vogliono anche in Italia (purché lontane da casa propria), ma forse è il caso di ricordare qualche differenza di geografia (fisica e umana): gli Stati Uniti hanno una popolazione 5 volte maggiore dell'Italia, ma su un territorio oltre 30 volte maggiore: nel quale è enormemente più facile, quindi, trovare siti (per l'impianto e per le scorie) abbastanza lontani dalle case e con un profilo geologico che dia un minimo di garanzie, e lo stesso dicasi dei percorsi per il combustibile e le scorie.
A proposito della scelta di Obama, occorre anche considerare che la politica americana mette sempre al centro la politica estera e il ruolo degli USA nel mondo. Nel nucleare distinguere gli sviluppi civili da quelli militari è difficilissimo, anche tecnicamente: se è vero per l'Iran, è vero anche per tutti gli altri.
E infine c'è da notare la motivazione che ha dato il presidente USA: il nucleare, rispetto al carbone, consente di tagliare i gas serra. Già, ma a che prezzo e con quali alternative? In ogni caso, almeno si conferma che il riscaldamento climatico è un problema, dopo le sottovalutazioni del passato e con i negazionisti alla ricerca di nuovi pretesti.

In compenso in Germania il governo Merkel rallenta la dismissione delle centrali nucleari attive ma conferma che abbandonerà il nucleare al più tardi entro il 2030, quando prevede di produrre il 40% del fabbisogno di energia con fonti rinnovabili (e là c'è meno sole che da noi ...)

Saturday 20 February 2010

Brucia calorie, non elettricità

BruciaCalorie.jpg

Il manifesto riprodotto qui sopra sarà affisso per le strade di New York come parte di una campagna per incoraggiare l'attività fisica e combattere l'obesità, che là viene definita l'epidemia a più rapida diffusione del nostro tempo. D'altra parte sono noti gli enormi consumi energetici degli USA, in particolare nelle aree urbane fitte di quei dispendiosissimi villaggi verticali che sono i grattacieli (ci ricordiamo al proposito un bel servizio TV di Alberto Angela).
Certo, nel mondo sono molti di più quelli che hanno il problema opposto ... ma visto che anche noi ci stiamo americanizzando velocemente, non è male guardare ogni tanto cosa viene di là. Piccole cose, forse, come il fatto che la municipalità stia diffondendo un manuale chiamato Active Design Guidelines, per creare edifici, strade e spazi urbani più sani. La recensione sul sito della associazione di architetti di New York (a cui rimanda il link della figura qui sopra) dice che questo manuale colpisce per le sue caratteristiche di buon senso: niente di nuovo, di particolarmente radicale, tutte cose che a un professionista possono sembrare ovvie ma che anche là non si fanno, e lo si può vedere guardandosi intorno. E infatti cercano una nuova definizione di città sostenibili. Forse anche là, come qui, i professionisti non sono cercati per capire meglio, per riflettere sul senso di quello si sta facendo, ma per abbellire a cose fatte, per stupire, per evadere dalla realtà.
Se la mettiamo sul piano della salute, qui avremmo ancora un po' di margini per fare prevenzione senza americanate.

Wednesday 17 February 2010

Un corso per riconoscere gli uccelli acquatici

Alzavole20100128.jpg

Le riconoscete? Sono alzavole, fotografate all'Oasi da Paolo Taranto una ventina di giorni fa. Non sempre è altrettanto facile riconoscere una specie dall'altra, specie al volo, e ancor meno facile è stimarne il numero da un fugace passaggio. Eppure, se si vuole che le proprie rilevazioni siano utili anche ad altri bisogna essere precisi - ci sono piccoli 'trucchi', e può anche essere anche divertente.
La finalità scientifica è comunque lo scopo principale del Corso per Censitori di Uccelli Acquatici organizzato dall'Associazione degli Ornitologi dell'Emilia-Romagna. Non si tratta quindi di un corso generico di birdwatching, è necessario un minimo di preparazione di base, che però sarà rinsaldata da lezioni teoriche e allenata anche con esercitazioni, in cinque serate che per la Provincia di Bologna si tengono proprio da noi alla Rizza, a partire dal prossimo 24 febbraio. Sulla pagina dell'Associazione ci sono tutti i riferimenti per chi è interessato a partecipare, e le altre sedi in cui si tiene. Il corso è gratuito per i soci AsOER e per il personale delle pubbliche amministrazioni che collabora alle rilevazioni, mentre agli altri partecipanti si richiede un contributo di 30€.
Il corso è preparatorio alla prova di abilitazione (presso l'ISPRA) ai censimenti IWC. Come abbiamo spiegato qui, questi censimenti invernali sono una iniziativa internazionale per cui è necessaria la verifica di una conoscenza adeguata - ma l'abilità che si acquisisce può tornare utile in altre occasioni: per esempio il censimento mensile all'Oasi (qui quello di febbraio), che disponendo di un numero sufficiente di rilevatori qualificati si potrebbe rendere più frequente nelle aree più importanti, integrandosi con quello mensile che è stato per molti il battesimo del birdwatching.
Intanto segnaliamo che nella pagina dei Documenti la Check-list degli uccelli dell'Oasi è stata aggiornata all'inizio di Febbraio 2010 a cura di Dante Bonazzi.

Sunday 14 February 2010

Le tigri di Sumatra e i gatti del Casone

Oggi 14 febbraio per il calendario cinese comincia l'Anno della Tigre, e il WWF ha scelto proprio questo giorno per lanciare una nuova campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi per salvare dall'estinzione questo splendido animale, uno dei più minacciati del pianeta: campagne come questa sono la principale ragione di esistenza del WWF, e sul sito potete trovare informazioni dettagliate. Gattigre.jpg Fonte: http://caturday.tumblr.com
Ci sarà certamente occasione di riparlarne, ma intanto spendiamo due parole sulle beghe locali, che nei giorni scorsi si sono riaccese intorno alla questione dei gatti del Casone. E' una comunità felina che c'è sempre stata, più o meno numerosa: ora sono cresciuti fino a oltre una decina. Facevano compagnia a chi veniva a fare un po' di manutenzione o anche solo a fare un giro da queste parti: anzi, per anziani e non, arrivare al Casone per andare a trovare i gatti, magari con qualche avanzo di cibo, era (ed è) una scusa per muoversi un po' e fare un giro in campagna, e al tempo stesso dare un'occhiata a quello che succede intorno a questo posto isolato.
Non che corrano il rischio di morire di fame, anzi, semmai la loro salute è minacciata dall'eccesso di croccantini che alcuni loro affezionati amici portano tutti i giorni, con qualsiasi tempo. Il rischio più grosso che corrono è quello di essere sbaraccati da qui, dove stanno benissimo, perché, come si è detto anche per i gatti della Rizza, sarebbero una minaccia per la fauna selvatica di questo pezzo di pianura padana, neanche fossimo nella giungla di Sumatra. Vediamo un po' meglio.

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Thursday 11 February 2010

Agricoltura, il tempo delle scelte

Il 2010 non è solo l'Anno Internazionale della Biodiversità: in Europa sarà anche l'anno in cui bisognerà cominciare a mettere sulla carta il futuro della Politica Agricola Comune, che è scritta solo fino al 2013.
Quasi vent'anni fa, un professore di Bologna iniziava proprio con l'agricoltura le sue lezioni di economia per tutti, prima in TV poi in un agile libretto intitolato Il tempo delle scelte, e nelle prime pagine scriveva:
Quasi due terzi di tutto il bilancio comunitario sono sempre stati destinati a sostegno dei prezzi agricoli, ai sussidi agli agricoltori, cioè quella che chiamiamo la Politica Agricola Comune (PAC) ... le risorse ... del bilancio comunitario, ammontano ancora oggi (1991) al 51% circa.
Tutto il resto del bilancio europeo, tutto il resto delle spese - e cioè politica della ricerca, politica regionale, politica sociale, politica dei trasporti ecc. - assorbe solo una minoranza delle risorse complessive. Si potrebbe dire scherzosamente che la CEE è oggi come una "grande mucca", perchè tutto è agricoltura. Naturalmente qui nascono i problemi, perché gli agricoltori in Europa non sono tutti uguali ...
E neanche in Italia, se è per quello ...
Il seguito della storia è noto:

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Monday 8 February 2010

M'illumino di meno

Venerdì prossimo 12 febbraio edizione 2010 della iniziativa per il risparmio energetico lanciata dalla trasmissione Rai Radio Due Caterpillar. In linea con il successo crescente degli anni scorsi, si annunciano tante adesioni di istituzioni, associazioni e privati cittadini.

Interporto448.jpg Interporto di Bologna, 27 dicembre 2009

Bene, spegneremo la luci di troppo in casa e chiederemo incentivi alle energie pulite, ma come regolarsi con chi non ne vuole sapere ed è responsabile di scelte che pesano più di migliaia di utenze domestiche? E con chi rilancia il nucleare sperando così di far costar meno l'energia, per poterne poi sprecare allegramente? Va di moda la limitazione del danno, bisognerebbe anche darsi da fare perché questi si dedichino ad altre attività meno dannose per il nostro futuro ...

Friday 5 February 2010

Ornitologi e birdwatchers

Gli uccelli acquatici sono l'attrazione principale della nostra Oasi, anche se qui insistiamo spesso sul fatto che non sono l'unica ragione per cui vale la pena di salvaguardare questo territorio. Abbiamo anche insistito spesso sul fatto che la tutela di un'area è efficace se qualcuno si prende a cuore l'area stessa, se intorno ad essa si creano comunità di interessi, e certamente la maggior parte dei frequentatori della nostra Oasi è interessata a vedere e magari a fotografare gli uccelli acquatici.
In molti di loro prevale la passione per la fotografia: in alcuni casi più specifica (quella che una volta si chiamava caccia fotografica), in altri casi estesa alla macrofotografia o ai paesaggi. I fotografi sono sempre stati ben organizzati, all'inizio intorno a riviste e circoli fotografici, poi anche su Internet, nei forum o con propri siti web. Allo stesso modo dei fotografi, non tutti quelli che vengono per osservare gli uccelli hanno il medesimo atteggiamento: c'è chi è interessato a osservazioni sistematiche, chi alle rarità, chi semplicemente si gode la natura. Spesso un 'tipo' di frequentatore evolve in un altro, e certuni non sono nemmeno interessati ad identificarsi in un 'tipo'. In ogni caso, ci è sembrata molto utile e ben documentata la voce Birdwatching della Wikipedia inglese, della quale traduciamo solo qualche definizione.

Birdwatching, ovvero birding, è l'osservazione e lo studio degli uccelli a occhio nudo o con strumenti di ingrandimento visivo come i binocoli. Il birding spesso comprende una significativa componente uditiva, poiché molte specie sono più facilmente scovate e identificate a orecchio anziché a occhio. La maggior parte dei birdwatchers praticano la loro attività per ragioni ricreative o sociali, a differenza degli ornitologi, che sono impegnati nello studio degli uccelli con metodi scientifici più rigorosi.
Il termine twitcher, qualche volta erroneamente applicato come sinonimo di birder, è riservato a coloro che fanno lunghi viaggi per vedere uccelli rari che poi sono 'crocettati' o spuntati su una lista ... Il twitching è molto sviluppato in Gran Bretagna, Olanda, Danimarca, Irlanda, Finlandia e Svezia ... Le occasioni di twitching più popolari in Gran Bretagna hanno richiamato una folla notevole. Per esempio, un gruppo di 5000 persone si recò nel Kent per vedere una Parula alidorate (Vermivora chrysoptera) ...

E tu, che animale sei ? :-)

Per ritrovarsi con altri che condividono lo stesso modo di vedere, le occasioni non mancano. Oltre al WWF, ci sono altre associazioni più o meno precisamente connotate: dalla LIPU, federata italiana di Birdlife International ('casa madre' per ornitologi e birdwatchers), a EBN Italia (EuroBird Net, associazione di birders in cui sono attivi anche ornitologi e twitchers), all' ASOER, per gli emiliano-romagnoli che sono o si sentono ornitologi.
E' importante sostenere una (o anche più d'una) di queste organizzazioni, che danno voce a chi vuole osservare la natura in santa pace.

Tuesday 2 February 2010

L'Italia a rischio caccia

Oggi è il World Wetlands Day, e parleremmo volentieri di questi ambienti naturali importantissimi dove ci piace andare, ma per la protezione della natura in Italia in questo momento c'è qualcosa di molto più urgente, pur cui val la pena di spendere un po' di attenzione. Mettiamo volentieri questo blog a disposizione della battaglia contro 'caccia selvaggia': siamo convinti che quel che è successo venerdì al Senato non debba succedere in un paese che si dice civile, per il modo non meno che per la sostanza delle norme approvate. E se malauguratamente succede, com'è successo, domani si dovrà tornare alla ragionevolezza, spendendo tempo e fatica per rimediare ai danni.

La premessa è nota: la legge 157 che regola l'esercizio della caccia, fin troppo permissiva ma che è stata largamente accettata dal 1992 a oggi come punto di equilibrio, non piace alla parte più oltranzista dei cacciatori, che ha promosso una serie di modifiche per poter cacciare di più.
Ragionando pacatamente è oggettivamente difficile dimostrare che cacciare di più è un bene per la società, tanto da impegnare il Parlamento a fare una nuova legge in tal senso. Anzi, proprio perché in Italia si caccia troppo e male, nei confronti del nostro paese si è aperta in Europa una procedura di infrazione, che applicando le regole europee potrebbe concludersi con multe salate. Pare che queste si possano ancora evitare (forse) con norme più rigorose: l'occasione potrebbe essere la cosiddetta Legge Comunitaria che il Parlamento approva ogni anno per regolare diversi rapporti tra l'Italia e l'Unione Europea. E qui scatta l'italica furbata: dopo che la legge è già stata approvata alla Camera, al Senato si farcisce il testo approvato con nuovi ingredienti, alcuni che vanno nella direzione di cui sopra al solo prezzo di un po' di confusione; ma tra gli ingredienti se ne infila anche uno assolutamente indigesto, anzi decisamente velenoso: la deroga ai periodi in cui si può andare a caccia di avifauna. Non lo si può fare direttamente, perciò con questa norma 'si dà facoltà' di farlo alle Regioni.
Come dire: vai avanti tu che mi scappa da ridere. A proposito: vi eravate persi gli spot dell'Ente Nazionale Protezione Animali ? Eccone uno e un altro (.mp3, 30 secondi ciascuno).

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Saturday 30 January 2010

Uccelli migratori e Zone umide, iniziative nel mondo

Vi ricordate questo post del maggio scorso? Tra le iniziative della Giornata Mondiale degli Uccelli Migratori (WMBD), che aveva come tema gli ostacoli alla migrazione, c'era un concorso di disegni per bambini e ragazzi di tutto il mondo. Sono stati scelti i finalisti nei tre gruppi 5-8 anni, 9-12 anni e 13-16 anni e poi i vincitori. Il disegno qui sotto, uno dei finalisti, è di Nikita Gabdulin, un bambino di 7 anni del Kahzakhstan. Cliccandoci sopra potete andare alla pagina in cui sono riprodotti i premiati e poi vedere le tre slideshow con tutte le opere. WMBD2009Paintings.jpg

La Giornata Mondiale degli Uccelli Migratori ci sarà anche quest'anno in maggio, ma già martedì prossimo 2 febbraio, anniversario della firma della Convenzione di Ramsar), ci sarà come ogni anno la Giornata Internazionale delle Zone Umide. Abbiamo messo il promemoria nella colonna qui a destra, il link rimanda alla pagina web preparata per l'occasione dal Segretariato della Convenzione di Ramsar (in inglese) dove sono disponibili materiali per questo WWD 2010 (World Wetlands Day), con l'invito a prendersi cura delle zone umide, che oltretutto sono anche una risposta ai cambiamenti climatici.
Dopo il nulla di fatto di Copenhagen il problema resta più che mai aperto, e se ne sentono di tutti i colori, come il ritorno al nucleare. Ma anche restando fermi sulle energie rinnovabili come il sole e il vento ci possono essere problemi: in particolare l'eolico può causare problemi alle migrazioni, come appunto mise in evidenza il WMBD dell'anno scorso. Si può fare molto per evitare di porre la questione nei termini rozzi del tipo "uccidono più uccelli le pale eoliche o i cambiamenti climatici?", studiando bene come (e dove) le soluzioni per la produzione di energia interferiscono con la vita degli animali selvatici, e abituandosi a valutare le alternative. In generale è quanto sta facendo BirdLife International, in particolare per mezzo della sua afferente americana Audubon Society (l'equivalente della LIPU), come ci ricorda questa notizia di apertura d'anno.
Qui di fianco vedete anche che il logo dell'Anno Internazionale della Biodiversità è scaravoltato, cliccateci sopra e capirete perché.

Thursday 28 January 2010

Luna piena di gennaio, sabato all'alba

LunaNovembre2010.jpg

La luna piena sarà alla fine della notte tra venerdì e sabato. Le previsioni dicono nuvoloso, quasi certamente gelo, e gli animali non saranno così attivi come un paio di lune fa, quando sono state fatte queste riprese. Ma il ciclo delle stagioni si avverte con l'allungamento delle giornate, basta un po' di sole e l'Oasi si anima.

Tuesday 26 January 2010

Povera gru solitaria!

Ieri mattina (lunedì 25/1), quando ha sentito prima di noi un rumore provenire dal cielo ha lanciato un sonoro richiamo ... peccato, era un elicottero :-(
Lo ha seguito con lo sguardo finché ha potuto, poi è tornata alle sue occupazioni di svernante. Ancora qualche giorno di freddo e gelo, poi speriamo che l'istinto l'aiuti a trovare la strada giusta per unirsi ai suoi simili che si stanno già spostando dai quartieri di svernamento (su questa mappa v. in particolare i siti di Gallocanta, in Spagna, e Lac du Der, in Francia). Quest'inverno le segnalazioni sono state molte anche in Italia, riportate su quest'altra mappa.

Saturday 23 January 2010

La regina dell'Oasi

Oppure il re? In effetti non lo sappiamo, certo è che la giovane gru segnalata per la prima volta l'8 novembre, femmina o maschio che sia, è stata l'osservazione più ambita e il soggetto più fotografato di quest'inverno all'Oasi, nonostante non fosse sempre pronta a mostrarsi. Anzi, proprio questo ha stuzzicato i frequentatori e i fotografi, e ha attivato il passaparola, con soddisfazione di molti e alcuni risultati eccellenti, come gli scatti di Roberto Cobianchi che pubblichiamo qui.

Gru_20100117_448h.jpg

Questa immagine in particolare ci fa riflettere. Roberto si è chiesto: ma non correrà dei rischi con quei teli e quella plastica? Abbiamo pensato che non è il caso di essere troppo apprensivi, rischi del genere un animale in natura li trova un po' ovunque, ce ne sono di ben peggiori. Però è vero: chi mai ci pensa, a cosa può danneggiare gli animali selvatici? Anzi, tutta la nostra tradizione agricola ci parla di come tenerli lontani, i selvatici, o al più di come attirarli per catturarli. Se oggi invece ci fa piacere vederli (e anche senza vederli ci fa piacere sapere che ci sono perché vuol dire che l'ambiente è in salute), non dobbiamo forse fare più attenzione a quel che lasciamo in giro, compresa l'onnipresente plastica e i veleni di vario genere?
Per fortuna, da noi non si sono più ripetuti i casi sciagurati di avvelenamenti deliberati, ma ogni tanto da qualche parte succede ancora, ed è bene tenere viva l'attenzione anche su questi rischi. Perciò approfittiamo di questa occasione per segnalare il sito del Progetto LIFE Antidoto, una collaborazione italo-spagnola, dove sono pubblicate tra l'altro le relazioni, molto interessanti e utili, del workshop Strategia contro l’uso del veleno in Italia tenuto nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga l'11 dicembre 2009.

P.S.: Oggi nel primo pomeriggio la gru era a spasso per Via dell'Olmo, come si può vedere da questo filmato.

Thursday 21 January 2010

IWC - Censimento degli Uccelli Acquatici

Ormai da molti anni, nel mese di gennaio si rinnova il tradizionale appuntamento con il Censimento Internazionale degli Uccelli Acquatici (IWC) in tutte le zone umide adatte, compresa la nostra Oasi.
E' una delle principali fonti di conoscenza delle popolazioni di avifauna, e si svolge secondo modalità omogenee e standardizzate, con il coordinamento di una organizzazione internazionale (Wetlands International) a cui fanno capo i referenti nazionali - per l'Italia l'ISPRA (ex Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica). Gli scopi e una sintesi dei risultati (un po' datata, per la verità) sono a questa pagina di un sito in italiano che l'allora INFS creò un po' di tempo fa per far circolare qualche informazione su questo ed altri progetti.
In sintesi, le zone umide significative (ne esiste una lista) vengono controllate in una specifica giornata da squadre di rilevatori abilitati di provata esperienza; sono contati tutti gli uccelli delle specie che interessano (anche di queste esiste una lista) e i dati raccolti su apposite schede vengono poi validati e riepilogati. Come in ogni censimento, lo sforzo principale degli organizzatori è quello di garantire la qualità dei dati, che solo in piccolissima parte possono essere rilevati da ornitologi professionisti; pur con l'apporto dei volontari e delle loro associazioni, e spesso delle Amministrazioni Provinciali e dei Parchi (dove esistono), è impossibile coprire tutte le zone in un giorno solo, perciò i rilevatori ed eventuali collaboratori con funzioni logistiche sono di fatto impegnati per diversi giorni, in un arco di tempo il più possibile ristretto. Assai più lunga e complicata è la fase di trattamento e circolazione dei dati, e questo è un problema non piccolo specialmente oggi che le tecnologie consentono il tempo reale o quasi. In compenso, la certificazione dei rilevatori tramite un apposito esame, eventualmente preceduto da fasi di preparazione cui collaborano le associazioni, ha una sua utilità che va al di là di questo scopo specifico: l'affidabilità delle informazioni fornite dai rilevatori è di aiuto alla conoscenza dell'avifauna anche anche al di fuori dei giorni di censimento, e su questa base si possono innestare rilevazioni di maggior dettaglio.
Ad esempio, per iniziativa di Dante Bonazzi nella nostra Oasi partì anni fa il censimento mensile dell'avifauna, di cui nell'aprile scorso abbiamo pubblicato la tabella di riepilogo quinquennale accessibile dalla sezione Documenti qui a lato, e di cui pubblichiamo qui di seguito seguito la rilevazione di questo mese valida per il censimento IWC.
Questo censimento mensile è molto apprezzato, non solo nell'ambiente degli ornitologi e dei birdwatchers, e viene da quest'anno pubblicato regolarmente sul sito del gruppo fotografico Flickr Bentivoglio e dintorni. Nella home page del sito ci sono anche le mappe per raggiungere l'Oasi e per muoversi al suo interno e nei dintorni, che abbiamo linkato anche qui a lato.

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Monday 18 January 2010

Perché non studiare archeologia

Nel 1979, Andrea Carandini apriva la seconda edizione del suo Archeologia e cultura materiale (sottotitolo: Lavori senza gloria nell'antichità classica, pubblicato nella collana Dissensi dell'editore De Donato) raccontando di suoi giovani collaboratori alle prese con un lavoro sul campo, un'indagine sui campi della Maremma. Quella indagine, a cui avrebbero collaborato studiosi anglosassoni portatori di un approccio molto diverso da quello prevalente da noi in quegli anni, sarebbe stata pubblicata compiutamente solo nel 2002 col titolo di Paesaggi d'Etruria, ma pur nelle sue restituzioni parziali è stata ed è tuttora il prototipo per molte delle più importanti ricerche sul campo da allora ad oggi.

Il Dissenso di Carandini, oltre che dedicato fin dalla prima edizione del 1975 alla memoria di Ranuccio Bianchi Bandinelli, era in molti punti un confronto, rispettoso ma senza nascondere la distanza, con le sue posizioni teoriche, considerate comunque tra le più accettabili e feconde tra quelle in circolazione. Quel dibattito, di cui risuonano ancora gli echi, non può prescindere da una circostanza pratica: Bianchi Bandinelli in tutta la sua carriera di 'archeologo come storico dell'arte classica' non aveva mai scavato, se si eccettua una breve esperienza a Sovana alla fine degli anni Venti. Si può ben essere storici dell'arte studiando a tavolino solo quel che altri hanno trovato, ma almeno dall'ultimo quarto del Novecento, proprio in virtù di quella 'rivoluzione' di cui Carandini si fece paladino in Italia, non si può dire di essere archeologi senza l'esperienza diretta del cantiere di scavo, senza vedere di persona come i resti del passato si sono degradati e mescolati negli strati successivi, senza l'esperienza quotidiana di scelte talvolta 'obbligate' ma sempre irreversibili.
Il lavoro dell'archeologo, per produrre il suo risultato distrugge per sempre le stratificazioni che indaga, e questo, così come era chiaro negli scritti di Bianchi Bandinelli, è ben chiaro fin dalle prime lezioni dei corsi odierni, col relativo richiamo alla responsabilità culturale verso la comunità scientifica e verso i posteri. E' sufficiente, questo richiamo? Oppure - anche se oggi non confondiamo più lo scavo archeologico con lo 'sterro' intorno all'opera d'arte - rischiamo comunque che tra un paio di generazioni le nostre campagne di scavo siano ricordate come l'opera di tecnologici predoni?

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Friday 15 January 2010

La specie (minacciata) del giorno

L'Anno Internazionale della Biodiversità è iniziato ufficialmente, se ne comincia a parlare, ci sono già molte iniziative che vogliono diffondere questo messaggio.
Il WWF, che è una organizzazione internazionale, lancerà la sua 'Global Tiger Initiative' il 14 febbraio, giorno in cui secondo il calendario cinese inizia l'Anno della Tigre: un animale splendido, circondato da una complessa mitologia, il cui habitat è sempre più ridotto, oltretutto minacciato da abbattimenti per alimentare il traffico illegale di prodotti derivati dal suo corpo.
La coscienza che abbiamo una sola Terra e che perciò anche quello che succede nella giungla di Sumatra ci riguarda, è una delle costanti dei messaggi di quest'anno. Anche da noi ci sono state persecuzioni ai limiti dell'estinzione, ben oltre le ragioni della difesa personale e dei propri beni: sono abbastanza studiate dagli storici quelle nei confronti dei lupi, per esempio ad opera di Gherardo Ortalli. Ma anche della tradizione che ha visto sterminare i rapaci in nome della 'lotta ai nocivi' si possono trovare documenti in molti archivi comunali sparsi per l'Italia.
Riflettere sulle specie minacciate vuol dire anche riflettere sui comportamenti umani, oltre che sforzarsi di comprendere meglio i meccanismi biologici. Perciò abbiamo messo qui a lato il riquadro con l'iniziativa della IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) per questo 2010: ogni giorno ci sarà l'immagine di una specie minacciata diversa, e cliccando si accede alla scheda .pdf di una pagina con le informazioni su quella specie e sul suo status conservazionistico.
La IUCN infatti pubblica e tiene aggiornata la famosa Lista Rossa delle specie in pericolo, che non è solo un arido elenco, ma uno strumento complesso che serve a tenere sotto controllo le principali minacce di estinzione. Questo compito storico è stato recentemente potenziato con un sito web dedicato (in inglese) per cui esiste anche un manuale d'uso (.pdf, 2,47 Mb) e un tutorial filmato YouTube di una decina di minuti.
La IUCN ha anche un Comitato italiano con un suo sito web, che contiene informazioni e Documenti scaricabili, tra cui lo schema della presentazione di Giuseppe Bogliani al congresso di Federparchi del 2006 dal titolo: Le aree protette per la conservazione della biodiversità: dati empirici e necessità di monitoraggi.

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